Renzi con il “SalvaRoma” inizia male il cammino governativo verso la riduzione degli sprechi

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Matteo Renzi 5 1Zaia: “un inchino agli spreconi. Renzi svela subito la sua natura». Pozza: «Soldi per Roma, non per la “piccola mobilità” a favore delle PMI»

Qualcuno aveva sperato che il giovane premier Matteo Renzi tenesse fede alla sua fama di rottamatore, di demolitore dei consueti schemi ed intrallazzi che hanno dominato gli ultimi trent’anni di politica nazionale. Ma così non è stato, almeno guardando a quanto successo con l’indecente decreto “SalvaRoma”, appena ritirato dal Governo a causa dell’impegno delle opposizioni di Lega Nord e Movimento 5 Stelle in particolare.

Alla vibrata protesta, giudicata sopra le righe dallo stesso Renzi, del sindaco Marino che ha minacciato di chiudere tutti i servizi pubblici della capitale nel caso che il Governo non avesse erogato i fondi promessi, il Governo ha abbassato vergognosamente le braghe, senza opporre alcuna resistenza, reiterano il provvedimento nei suoi contenuti per la terza volta, anche se ciò va in contrasto con i desiderata del Quirinale che più volte ha fatto muro a questa pratica legislativa disdicevole.

Provvedimento che ha innescato commenti corrosivi da parte di amministrazioni virtuose, quelle solitamente chiamate a pagare a piè di lista gli sprechi e l’allegra gestione (quando non si tratta di vera e propria malversazione) di certi amministratori pubblici che gonfiano i bilanci delle amministrazioni pubbliche di deficit su deficit, senza alcuna voglia di mettersi in riga. Secondo il governatore del Veneto, Luca Zaia. «il rottamatore e riformatore Matteo Renzi si svela subito per quel che non è, con un inchino deferente agli spreconi e con un regalo da centinaia di milioni a una capitale che da decenni scialacqua miliardi senza alcun ritegno e rispetto per gli italiani». Secondo Zaia «Renzi trova evidentemente giusto aderire al diktat del Sindaco Marino che va gridando ai quattro venti che bisogna restituire i soldi ai romani – prosegue Zaia – se l’equazione di Renzi è corretta, allora bisogna restituire contestualmente e immediatamente ai veneti i 21 miliardi di saldo fiscale attivo che ogni anno lasciano a Roma: ovvero la differenza tra quanto versano in imposte e tasse e quanto ritorna (meglio: non ritorna) sui territori a sostegno delle imprese, del lavoro, dell’occupazione e del benessere di tutti gli italiani».

Mentre Renzi continua ad ingrassare gli sprechi romani, lesina invece i soldi necessari al finanziamento della “piccola mobilità” per le PMI. “per i conti di Roma il Governo è intervenuto tempestivamente per tamponare il dissesto di oltre 860 milioni di euro. In tempi altrettanto stretti e con la medesima sollecitudine, ci attendiamo il rifinanziamento della piccola mobilità» chiosa il presidente di Confartigianato Marca Trevigiana, Mario Pozza, che sottolinea la necessità che «il Ministro comprenda che quello che stiamo sollecitando è un atto dovuto, perché c’è una legge, la cui efficacia è stata incautamente interrotta dal precedente Governo, che incentivava le assunzioni di lavoratori licenziati dalle Pmi e registrati dai centro per l’impiego nelle liste della “piccola mobilità».

Le risorse da destinare a questa misura ammontano su base nazionale a 100 milioni di euro, di cui 2,5 milioni spetterebbe alla provincia di Treviso, che restituirebbero giustizia alle circa 2.000 assunzioni fatte nel 2012 nella Marca. Per Pozza «il Premier deve rispettare gli impegni assunti con i datori di lavoro che l’occupazione l’hanno davvero creata dentro alle imprese e che si stanno adoperando per mantenerla».