Presentata l’indagine dell’Osservatorio turistico regionale federato del Veneto

La regione tra le destinazioni che stanno reagendo meglio al Coronavirus.

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Osservatorio turistico Regionale Federato
L'assessore regionale al turismo, Federico Caner (a sx) e il presidente di Unioncamere Veneto, Mario Pozza.

Sono state presentate a Treviso, nella sala conferenze della Camera di commercio, le due indagini svolte per conto dell’Osservatorio turistico regionale federato: lo studio sulla propensione della domanda italiana e di lingua tedesca e sulle prospettive per il prossimo futuro, sull’indice di soddisfazione dei clienti verso le destinazioni turistiche venete.

«Il Veneto si conferma una delle destinazioni che stanno reagendo in maniera più efficace alla prevedibile forte contrazione della domanda turistica nazionale e internazionale causata dal Covid-19 – ha detto l’assessore regionale al turismo, Federico Caner -. La strada che porta al superamento della grave crisi economica che sta colpendo pesantemente il terziario, soprattutto il comparto turistico e le sue varie componenti, dalla ricettività ai servizi, dalla ristorazione all’accoglienza, è tutta in salita, ma dalle analisi dei dati e dalle proiezioni emergono segnali incoraggianti per una rimonta tutt’altro che impossibile, in forza dell’alto tasso di fedeltà della clientela e dell’attrattività per la variegata offerta veneta e dell’affidabilità del sistema sanitario della regione».  

Dall’indagine dell’Osservatorio turistico Regionale Federato (OTRF), nato a dicembre grazie alla sottoscrizione del protocollo di intesa da parte di soggetti territoriali, promosso dalla Regione del Veneto in collaborazione con Unioncamere del Veneto, sono emersi molti aspetti interessanti. 

Nel primo semestre 2020 la flessione registrata in Veneto, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, è del -70%, leggermente migliore del dato nazionale (-71%); con l’allentarsi del confinamento, da giugno si registra una tiepida ripartenza: confrontando i dati di questo mese con quelli dell’intero primo semestre, si evidenzia che la flessione diminuisce fino a -67%.

A livello comprensoriale, l’offerta balneare appare la più gettonata per l’estate, quella che più risponde alla domanda di questo periodo; le città d’arte sono le mete più in sofferenza per l’assenza di visitatori di lungo raggio e per il senso di eccessiva contiguità sociale dato dagli agglomerati urbani; il lago ha patito più di altri il confinamento primaverile, azzerando una parte significativa della stagione 2020; la montagna è riuscita a salvare buona parte della stagione invernale e ora sta ricevendo un buon riscontro per l’estate; le terme rimangono su percentuali stabili.

Nel post-confinamento si evidenzia una trasformazione dei mercati di riferimento: oltre a un’inversione delle quote italiani/stranieri rispetto all’anno scorso, scompare il lungo raggio, e, tra gli europei, tedeschi e svizzeri confermano il loro interesse per le nostre destinazioni, mentre calano le quote di tutti gli altri, con un crollo significativo del mercato inglese; tra gli italiani che decideranno di spostarsi, in media 1 su 5 sceglierà il Veneto, mentre tra i tedeschi e gli austriaci 1 ogni 10 opterà per una vacanza nella regione.

Punti di forza e debolezza dell’offerta veneta, in base ai giudizi degli ospiti: sono considerati eccellenti l’accoglienza, la pulizia, ottima la ristorazione e la qualità del cibo, buoni i servizi offerti al cliente. Per la ricettività possibilità di miglioramento di camere e bagni, in particolare per le strutture extra-alberghiere, per la ristorazione del rapporto qualità/prezzo; sul tema centrale della sicurezza legato al Coronavirus, i visitatori dimostrano un positivo rispetto alle norme di prevenzione messe in campo da territori e operatori, mentre gradiscono meno l’uso delle mascherine.

Anche in Veneto si evidenzia la tendenza di tassi di invenduto ancora alti, compensati solo in parte da una fruizionelast minute” delle offerte turistiche, spesso attraverso un rapporto più diretto con le strutture ricettive, facilitato dal fatto che si tratta prevalentemente di un cliente domestico; guardando in prospettiva fino a fine anno, si rilevano circa 3,5 milioni di offerte disponibili in Veneto su tutte le tipologie, con un prezzo medio di 126 euro (132 euro l’alberghiero) e un tasso di occupazione dell’8%.

«Dal campione regionale delle imprese turistiche – ha spiegato Caner – si conferma un quadro migliore rispetto alle attese che si erano formate nel primo e secondo trimestre del 2020. La stagione estiva, soprattutto nei comprensori balneare e montano, sta fornendo segnali di speranza e indicazioni sulla direzione nella quale ci dobbiamo muovere per recuperare gradualmente il terreno perduto. Ad avvalorare questa prospettiva è anche il moderato ottimismo di alcuni operatori del settore, dopo l’incertezza e la negatività espresse durante il cofinamento». 

«Il comparto turistico – ha spiegato il presidente di Unioncamere Veneto, Mario Pozza – ha un peso determinante sulla nostra economia sia a livello regionale che nazionale. Il quadro presenta dati preoccupanti, ma l’indagine dell’Osservatorio turistico Regionale Federato ci dice anche che il sistema del turismo ha tutte le carte in regola per uscire da questa fase critica grazie anche alle capacità dei nostri operatori, dei nostri ristoratori e degli imprenditori del turismo. È una delle chiavi di lettura che emerge con forza da questa indagine che vuole essere uno strumento per individuare le soluzioni migliori per supportare gli attori del settore. La collaborazione tra Regione del Veneto ed Unioncamere Veneto è il segno concreto della volontà di fare squadra per superare una fase difficile e che continuerà nei prossimi mesi con altri importanti azioni sinergiche».

L’indagine completa è scaricabile al seguente link.

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