Confartigianato Veneto protesta per il taglio del 50% alla spesa informatica contenuto nella bozza della legge di Stabilità 2016

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Veller: «dal premier “social” un taglio che rischia di vertere l’effetto contrario oltre a bloccare lo sviluppo e la crescita dell’occupazione»

 

informatica graficaIl comparto ICT di Confartigianato Imprese Veneto è basito dalle scelte del Governo Renzi. «Dal Presidente del Consiglio più “social” di tutti i tempi troviamo incomprensibile un taglio del 50% della spesa informatica» sbotta Cristian Veller, presidente ITC di Confartigianato Imprese Veneto che sottolinea come «è notizia di queste ore che, nella legge di Stabilità appena approdata in Senato, l’articolo 29 preveda di dimezzare la spesa pubblica in informatica.

cristian veller presidente settore ITC Confartigianato venetoDa quello che si capisce sembra si voglia ottenere un risparmio razionalizzando gli acquisti e accentrandoli. Il che non sarebbe neanche sbagliato, dal punto di vista teorico. Ma a preoccuparci è il come ciò avverrà visto che, la spesa informatica è davvero molto frammentata a tal punto che non si riesce nemmeno a capire quanto in realtà la pubblica amministrazione spenda».
La preoccupazione di Veller è che «impossibilitati a razionalizzare, temiamo che i funzionari pubblici procedano ad un classico taglio lineare del 50% che va in totale antitesi con quanto promosso dal Governo nei mesi scorsi con il piano “Crescita Digitale” e la “Strategia per la Banda Ultralarga”».
«In tema di agenda digitale – sottolinea Veller – il Governo con una mano toglie e con l’altra dà. Ma l’Agenda Digitale non è una promessa da mantenere ma una strada obbligata. I gap che ancora, nel campo del digitale, separano l’Italia dall’Europa devono essere coperti. Il “DESI” (Digital Economy and Society Index) lo dice chiaramente: per quanto riguarda la tecnologia digitale nelle imprese, in Europa siamo al XXII posto su 28 paesi, ma sull’adozione di soluzioni e-business, la condivisione elettronica di informazioni, l’utilizzo dei social media e di cloud arriviamo alla quinta posizione. Raggiungiamo ancora il fondo della graduatoria nell’uso della fatturazione elettronica (penultimi) e l’e-commerce (ultimo posto come percentuale di piccole e medie imprese che vendono online e XXIII posto per il fatturato). Nei servizi pubblici digitali l’Italia è XV, anche se solo il 18% degli utenti internet dialoga online con la pubblica amministrazione. In fatto di connettività, l’Italia occupa il ventisettesimo posto su 28. E’ la nazione che ha la peggiore copertura delle reti di prossima generazione e la percentuale più bassa di abbonamenti alla banda larga veloce, inoltre occupiamo i gradini più bassi della graduatoria in fatto di utenti abituali a Internet (solo il 59%) con un terzo della popolazione che non lo ha mai utilizzato».
L’auspicio di Veller e della categoria è che «si sia trattato di una svista, di un incidente di percorso destinato a sparire dalla Legge di Stabilità che verrà licenziata dal Parlamento. E non solo perché rischia di stoppare sul nascere crescita e sviluppo dell’occupazione, di cui il digitale è il motore principale, ma anche perché tagliare la spesa nelle nuove tecnologie significa tagliare proprio lo strumento principale per operare una “spending review” strutturale e mettere in efficienza la pubblica amministrazione, con tutti i benefici di cui proprio in queste ore si sta parlando, come per la trasparenza e il contrasto all’evasione fiscale».