Elezioni amministrative dell’11 giugno: manifesti elettorali da incubo

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I dieci consigli di un pubblicitario per fare una comunicazione efficace e priva di autogol

manifesti elettoraliSono 87 i comuni al voto in Veneto tra cui i capoluoghi Verona, Padova e Belluno, nonché importanti centri come Conegliano, Thiene, Jesolo, Abano Terme, Feltre, nei quali è in corso la competizione elettorale tra centinaia di candidati.

«Quando gioca l’Italia ci sentiamo un po’ tutti allenatori della nazionale. E, naturalmente – chiosa Cesare Casiraghi, uno dei più importante pubblicitari italiani – quando ci sono le elezioni diventiamo tutti pubblicitari o spin doctor».

Decine di migliaia di candidati alla caccia del seggio vestono la divisa dell’esperto di comunicazione. Tutte le strade, piazze, cassette della posta delle città sono un tripudio di depliant, santini, ma soprattutto – continua il pubblicitario – «di manifesti di tutte le dimensioni che trasformano muri, alberi, cassonetti, vetrine, e pure statue in una ciclopica esposizione di “Manifesti da incubo”. Ahimè – prosegue Casiraghi – non ci si improvvisa professionisti, né tanto meno ci si può dopare di buon gusto, se non lo si ha, però con un po’ di buon senso e poche e semplici regole la realizzazione del manifesto o un depliant elettorale può assumere migliore estetica, dignità e efficacia.

Ecco di seguito le dieci regole basilari secondo l’esperto.

Slogan chiaro ed efficace 

Importante trovare una parola chiave che riassuma al meglio il pensiero e il vostro programma. Evitate il “riciclo” di slogan famosi o pubblicitari per non risultare banali e utilizzate argomentazioni positive e propositive. Se possibile non usare termini negativi come “non” e “no”. Inglesismi? Il vostro elettore li capisce? In tal caso sappiate che “Less is more…” 

Parlategli come mangia (al vostro elettore)

Nella creazione del vostro messaggio dovete sempre avere bene in mente l’uditorio – il target, dicono i pubblicitari – che volete “colpire”: il linguaggio che usate deve immediatamente comprensibile dal vostro elettorato potenziale. Attenzione doppi sensi, sono da maneggiare con cura, domandatevi se chi li legge li capisce. Evitate ad ogni modo quelli volgari, ancora peggio se scadono nel sessismo. 

Scova l’errore! O il refuso..

Sembra scontato, ma un errore di ortografia o un refuso vi squalificano istantaneamente. E state sicuri che sarà utilizzato dai vostri concorrenti per ridicolizzarvi. Il consiglio: fate sempre leggere ad almeno 3 persone i vostri testi e slogan. E rileggete a ritroso per scovare il refuso.

Evitate frasi fatte e proverbi

L’utilizzo di frasi fatte, così come i luoghi comuni o i proverbi da l’impressione che non abbiate in mente un concreto programma politico col rischio di essere considerati lontani dei problemi reali dei vostri cittadini e oltretutto poco credibili.

Il rispetto prima di tutto

Altolà ai pregiudizi! E’ più che legittimo adottare una campagna politica aggressiva, ma state molto attenti che il vostro messaggio non risulti discriminatorio per quanto riguarda razza, età, religione e orientamento sessuale.

NO alle affissioni abusive

L’affissione abusiva è un reato e anche una comportamento civilmente riprovevole. Il vostro “sorrisone acchiappavoti”, che magari inneggia alla legalità, affisso laddove non è consentito è un autogol, nonché ammissione di incoerenza.

Foto professionali (“Che faccia da…”)

La foto è uno degli elementi comunicativi più importanti, spesso, infatti, si giudica una persona a “prima vista…”. Se non siete Oliviero Toscani lasciate perdere! Affidatevi ad un decente professionista. La foto inoltre deve piacere agli altri e non a voi stessi (fare un test su una decina di persone). Meglio uno sfondo neutro e abiti di colori tenui. No al foto-ritocco “selvaggio”. Occhio anche alla posa (forfora, sudore sulla fronte, denti gialli, ecc.). E, in ultimo, siate autocritici. Valutate se è il caso o meno di metterla nel manifesto.

“Look”: l’abito fa il monaco

Il “look” è una cosa molto personale. Anche nel giudizio degli altri… Occhio quindi a super-colletti, cravattoni, colori psichedelici, loghi e griffe in primo piano. Privilegiate uno stile semplice e a voi confortevole. Con i colori pastello non si sbaglia mai. E ricordatevi che non potete piacere a tutti, ma a quelli cui volete piacere, dovete piacere.

Occhio alla grafica

L’impaginazione del vostro manifesto o depliant deve avere un bel aspetto, evitate il fai da te casalingo. Cercate di non fare un minestrone di colori e font, prediligete i caratteri classici, con un “graziato” (es. Times New Roman o Garamond) o un “bastoni” (es. Helvetica o Calibri) andate sul sicuro.

“Social” sì, ma con prudenza

Per la vostra campagna aprite pagine social (Facebook) e siate consapevoli che spesso le medesime sono fucina di risse e attacchi anonimi. Cercate di disinnescare e soprattutto non date seguito a volgarità, post pretestuosi e quant’altro. Piuttosto lasciate che sia un altro (magari un avatar creato ad hoc a rispondere) mai voi personalmente.