Mario Brunello e il Coro del Friuli Venezia Giulia emozionano il pubblico dello Squero

Platea quasi al completo per il primo appuntamento della nuova stagione concertistica con il celebre violoncellista veneto. Di Giovanni Greto

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Un programma interessante, seguito con molta attenzione da un pubblico a lui affezionato, quello predisposto dal musicista di Castelfranco Veneto, Mario Brunello, per la sua prima apparizione nella stagione concertistica dello Squero a cura di Asolo Musica accompagnato dal Coro del Friuli Venezia Giulia.

Con sintetica chiarezza, Mario Brunello ha dapprima spiegato i cinque brani che sarebbero stati eseguiti. Ha mostrato il violoncello piccolo, uno strumento che si collega al basso continuo ed è accordato come un violino basso perché lo avrebbe suonato alternativamente al violoncello. Entrambi gli strumenti hanno una sonorità sontuosa, che amplifica la bravura tecnica del musicista. Il violoncello è un prezioso Maggini dei primi del Seicento appartenuto a Franco Rossi del Quartetto Italiano, mentre il violoncello piccolo è la copia di un Amati.

«La musica si inizia sempre con Bach» ha esordito nel suo eloquio. Ecco allora il mottetto “Singet dem Herrn ein neues Lied” (Cantate al Signore un nuovo cantico), in Si bemolle maggiore, BWV 225. Il mottetto è la forma più antica della musica polifonica europea. Appare nel XII secolo e continua a svilupparsi fino ai nostri giorni, pur con i mutamenti dovuti alle diverse epoche e alle varie scuole. Questo fa parte di sei mottetti tedeschi scritti per occasioni speciali. Probabilmente fu composto per la Messa di Capodanno del 1746, celebrata in modo festoso per via del trattato di pace di Dresda, stipulato poco prima tra la Prussia e l’Austria. E’ scritto per doppio coro a cappella a otto voci. A differenza dei compositori precedenti Bach non usa un coro acuto accanto ad uno grave, ma prescrive due gruppi vocali misti ben equilibrati. Oltre alle 25 voci (14 femminili, 11 maschili), e al violoncello, è stato utilizzato l’organo portativo, dal suono caldo, morbido e avvolgente, da parte del direttore del Coro Cristiano Dell’Oste. Il violoncello a volte si sente poco, quando suona contemporaneamente alle voci spiegate, mentre risulta nella sua bellezza nei momenti vocali più pacati.

A questo punto è la volta di un esperimento originale: intersecare la cantata corale in Mi minore “Christ lag in Todesbanden” (Cristo giaceva nel sudario), BWV 4, con la Ciaccona dalla Partita n.2 in re minore per violino solo, BWV 1004, eseguita al violoncello piccolo. La musica della Cantata si basa su una melodia del XII secolo ed evidenzia un tono schiettamente arcaico, pur nella varietà delle figurazioni vocali. Detta anche “cantata per il primo giorno della Pasqua”, fu scritta tra il 1707 e il 1708, probabilmente a Weimar. Utilizza versi di un inno di Martin Lutero, ricavato da una sequenza pasquale medievale in lingua latina. La Ciaccona, ossia il quinto movimento della Partita, è una ciaccona alla francese (su un basso libero), organizzata come seguito di variazioni disposte secondo il principio del contrasto e dell’intensificazione, arricchite dall’intervento di numerosi temi secondari e caratterizzate da un livello di virtuosismo straordinario. Dura 14 minuti, un intervallo temporale enormemente dilatato rispetto alle altre danze della partita (allemanda, corrente, sarabanda e giga), tanto che molto spesso è eseguita come pezzo a sé. Definita “Mitica” da Mario Brunello, la Ciaccona sembra essere un omaggio alla memoria della prima moglie, Maria Barbara, scomparsa mentre Bach era in viaggio con il principe Leopold, alla cui corte dal 1717 al 1723 ricoperse il ruolo di Direttore Musicale. Ad un attento ascolto si avverte una sovrapposizione di colori, che parlano di vita e di morte e raccontano la storia dell’amata consorte. Come sempre ispirato, quando interpreta Bach, Brunello non incontra difficoltà alcuna, nemmeno negli episodi maggiormente virtuosistici.

A questo punto il programma esplora la scrittura di tre compositori contemporanei. Si inizia con “Requiem” per violoncello e coro (1979) del compositore australiano Peter Sculthorpe (29 aprile 1929 – 8 agosto 2014), che ha usato la melodia dei Rquiem gregoriani, sovrapponendo una scrittura assai azzardata per violoncello solo, con sonorità dense di effetti, che hanno dato vita ad un felice contrasto tra l’antico e il moderno.

L’inglese John Tavener (29 gennaio 1944 – 12 novembre 2013) in “Achmatova songs” (1993) ha musicato sei poesie della scrittrice dissidente russa Anna Achmatova (11 o 23 giugno 1899 – 5 marzo 1966). Brunello dialoga esclusivamente con la soprano Karina Oganjan. I due danno vita a pezzi musicalmente intensi, analogamente ai testi, con note strappate, acuti canori, attenzione alle dinamiche. Il pubblico ascolta in silenzio, come fosse ipnotizzato, fino a liberare la tensione accumulata in un lungo applauso finale.

Fratres (1977) di Arvo Part (Paide, Estonia, 11 settembre 1935) è stato interpretato per la prima volta dall’ensemble estone di musica antica “Hortus musicus”. E’ stato in seguito trascritto per una quantità infinita di organici, mentre è dedicato a Gidon ed Elena Kremer, tra cui spicca la versione per i 12 violoncellisti dell’Orchestra Filarmonica di Berlino, che la incidono a Berlino nel 1984, e che comparirà nel disco “Tabula Rasa”. Come altri suoi brani, anche “Fratres” segue lo stile chiamato “Tintinnabuli”. «I tintinnabuli sono una zona – racconta Part – in cui a volte vago quando sto cercando delle risposte sulla mia vita, sulla mia musica, sul mio lavoro. Nelle mie ore buie, ho la certa sensazione che ogni cosa al di fuori di questa unica cosa non ha significato». Poi passa a spiegare il suo metodo: «lavoro con pochissimi elementi, una voce, due voci. Costruisco con i materiali più primitivi, con l’accordo perfetto, con una specifica tonalità. Tre note di un accordo sono come campane. Ed è perciò che chiamo questo tintinnabulazione». Come sempre traspare l’estrema religiosità del compositore devoto alla Chiesa Ortodossa, che confina con il misticismo, mentre la semplicità e i frequenti silenzi fanno emergere un respiro, una profondità e una limpidezza di pensiero. Allo Squero il violoncello, strumento principale, è risultato spettacolarmente circondato dal Coro e si è ritagliato episodi di soli armonici, accanto ad una varietà di sequenze ritmiche, spesso dispari. Tra le percussioni previste è mancata la grancassa, difficile da trasportare. Ci si è dovuti accontentare di un gong di media grandezza e di una coppia di claves.

Per il bisMario Brunello ha scelto ancora una volta Bach, interpretando al violoncello un estratto dalla Cantata “Ich ruf zu dir Herr Jesu Christ” (1732), BWV 639, composta a Lipsia. Assieme a lui ancora una volta il Coro, con cui collabora dal 2016, e, al violoncello piccolo, un’emozionata, ma felice, corista.

La rassegna prosegue sabato, sempre alle ore 17.00, con un concerto di musiche vivaldiane. Protagonisti il sestetto “La Dominante Baroque Consort” e la soprano Margriet Buchberger. “La Dominante” è un gruppo strumentale italiano specializzato nell’esecuzione di musica barocca su strumenti d’epoca. In repertorio, anche due estratti da “Il Giustino”, una delle opere celebri della maturità, composta come seconda opera della stagione di carnevale 1724 per il teatro Capranica di Roma.

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