Alto Adige, polemica antitaliana con cartelli choc: un cadavere in obitorio e la scritta “il medico non sapeva il tedesco”

La denuncia dell’Ordine nazionale dei medici alla Procura di Bolzano. Sarebbe ora di superare l’antistorica proporzionale etnica. Ma il problema della corretta conoscenza delle lingue riguarda anche gran parte dei tedeschi, che hanno un italiano stentato. 

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polemica antitaliana

In Alto Adige si rinfocola la polemica antitaliana tra i tre gruppi etnici (tedeschi, maggioritari, italiani e ladini) che abitano questa punta settentrionale d’Italia, con gli oltranzisti della destra di lingua tedesca che sparano ad alzo zero sull’assunzione di medici privi del patentino di bilinguismo pur di tamponare le falle del sistema sanitario altoatesino e non interrompere il servizio ai cittadini.

Esponenti della Süd Tiroler Freiheit, tra le cui fila milita anche quell’Eva Klotz nota per la sua lunghissima treccia di capelli e per la maxi liquidazione percepita dal Consiglio regionale, hanno tappezzato l’Alto Adige ed in particolar modo gli spazi vicino agli ospedali di un nuovo cartello choc, dove campeggia la foto di un cadavere steso sul lettino dell’obitorio accompagnato dalla scrittaIl medico non sapeva il tedesco”. Un messaggio politico dal chiaro stampo etnico che è stato segnalato all’attenzione della Procura del Tribunale di Bolzano da parte dell’Ordine dei medici. Un esposto che non è solo, in quanto ne sono stati presentati altri da parte di Fratelli d’Italia e da M5s, oltre alle critiche di esponenti politici nazionali, come il forzista Maurizio gasparri..

«Quel manifesto fa passare un messaggio pessimo: allarmistico per i cittadini, offensivo per i medici e, soprattutto, lesivo per il rapporto di fiducia che è alla base della relazione di cura: va ritirato, e subito», afferma il presidente della Federazione Nazionale degli ordini dei medici chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, in riferimento al manifesto che, non a caso, è stato affisso anche davanti all’ospedale di Bolzano. «Questa mattina è partita dal nostro Ufficio legale una segnalazione alla Procura della Repubblica – spiega Anelli – perché valuti se siano stati violati articoli del Codice penale. Il manifesto ha infatti un contenuto fortemente disinformativo e crea un rilevante e ingiustificato allarme sociale, nonché lede gravemente l’immagine dei medici in generale e, in particolare, di quelli che operano all’interno del Servizio Sanitario Nazionale. La politica dovrebbe imparare, su questo come su altri versanti, a lasciar fuori la salute dalle sue strumentalizzazioni».

Da parte sua, Klotz, sopranominata dalla stampa la pasionaria del Sudtirolo, si dice soddisfatta: «ben venga l’esposto dell’ordine dei medici contro il nostro manifesto, non aspettavamo altro. Da decenni ogni giorno viene calpestato il diritto dei sudtirolesi di usare la propria madrelingua e ora finalmente se ne parla. Andremo fino a Bruxelles e Strasburgo». L’ex consigliera afferma che «è stato proprio l’ordine dei medici a rivendicare l’importanza di poter comunicare nella madrelingua, quando si parlava dei medici di lingua tedesca in Alto Adige. Si lamentano del manifesto, ma nessuno grida allo scandalo quando si creano situazioni pericolose per il fatto che il medico non comprende il paziente». Secondo Klotz, «molti sudtirolesi ormai si sono rassegnati e parlano in italiano con i medici, rinunciando così a un loro diritto».

Non è il primo manifesto della Süd Tiroler Freiheit ad essere finito sotto inchiesta per polemica antitaliana. Nel 2018 Eva Klotz, assieme ai colleghi di partito Sven Knoll e Werner Thaler, era stata condannata per il reato di vilipendio alla bandiera per un manifesto del 2010 che raffigurava una scopa che spazza via il tricolore lasciando solo il bianco ed il rosso del labaro tirolese. Sui social media c’èinvece chi ironizza e pubblica un manifesto in stile Süd Tiroler Freiheit con un piatto di pasta condito di pezzetti di wurstel e la scrittaIl cuoco non sapeva l’italiano”.

Nel mirino degli oltranzisti sudtirolesi non c’è solo l’ambito medico, ma pure quello dei trasporti locali, specie nella scorsa estate con tanti autisti di autobus a rinforzo delle corse più frequentate dai turisti e dagli abitanti delle valli provenienti da altre zone d’Italia dove il tedesco è lingua ignota.

Comunque sia, è evidente che il servizio sanitario in Alto Adige, così come nel resto del Paese, è alle prese con la carenza di medici, con la necessità di assumere quelli disponibili anche se non conoscono la lingua di Goethe. Chi ha realizzato il manifesto dovrebbe interrogarsi se è preferibile essere comunque curati a prescindere dalla possibilità di parlare in tedesco con un medico, oppure sia meglio tirare le cuoia. Di più: sarebbe utile che anche tanti operatori pubblicialtoatesini di chiara provenienza tedesca dessero una rinfrescata alla loro padronanza della lingua di Dante, spesso veramente stentata, sia in orale che per scritto. Ma di questo nessuno si preoccupa.

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