Osservatorio Economia e Territorio Cna: per Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna balzo indietro di vent’anni

90 miliardi persi nelle tre regioni. Sospese 30% attività. Per il 2021 prevista una crescita del 7,2%

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Osservatorio Economia e Territorio Cna danni al terziario confartigianato pil

Le limitazioni determinate dal confinamento obbligatorio per la pandemia da Coronavirus hanno inciso fortemente sulle iniziative imprenditoriali in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna: secondo i dati che emergono dell’Osservatorio Economia e Territorio Cna realizzato da Centro Studi Sintesi di Mestre per le territoriali di Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, tra marzo e maggio il numero di nuove imprese nelle tre regioni si è dimezzato rispetto allo stesso periodo 2019. La Lombardia ha registrato il dato più negativo con -52%, seguono Emilia Romagna -47% e Veneto -40%. Non solo: le misure di prevenzione hanno portato alla sospensione del 30% delle attività economiche in Lombardia, Veneto e Emilia Romagna, causando perdite per 90 miliardi di euro, il 6,4% del valore annuo. Nella sola Lombardia si sono persi 49,5 miliardi.

Secondo l’Osservatorio Economia e Territorio Cna, il Pil delle tre regioni farà segnare una contrazione più ampia rispetto alla crisi conseguente al fallimento di Lehman Brothers nel 2008, stimando perdite superiori al 9%. In Lombardia questo si traduce in un balzo indietro di vent’anni. La ripresa stimata per il 2021 in una crescita del 7,2%, da sola non basterà a colmare la caduta attuale.

I settori più colpiti dalla crisi Coronavirus sono stati il commercio, il turismo, i servizi alla persona, l’edilizia e il manifatturiero, quest’ultimo con perdite per 16,1 miliardi. Per il turismo sono a rischio i due terzi del fatturato delle imprese, per oltre 29 miliardi. A subire la flessione più forte è il Veneto (-71%), con l’economia più legata alle presenze straniere, seguito da Lombardia (-67%) ed Emilia Romagna (-63%).

Il quadro tracciato dall’Osservatorio Economia e Territorio Cna non presenta dati eccezionali anche nel periodo pre Covid-19. Le attività con meno di 50 addetti esprimono il 57% del fatturato complessivo. L’artigianato è il motore dell’export che tra il 2010 e il 2019 ha fatto registrare una crescita quasi ininterrotta: in media nelle tre regioni è cresciuto del 42%. 

Lo stesso per il turismo, che dal 2015 cresce generando quasi il 9% del Pil. Le presenze turistiche, fino all’anno scorso, sono aumentate di circa il 18% e nelle tre regioni hanno generato 43,5 miliardi di euro, oltre ad impiegare 583.689 addetti. 

Lo studio evidenzia inoltre come il numero delle imprese negli ultimi dieci anni sia diminuito del 3,8%, così come la crescita del Pil è debole e si situa su livelli ampiamente inferiori rispetto a quella delle altre regioni leader in Europa. Tra il 2010 e il 2019 il divario con i lander tedeschi si è ampliato: in termini di Pil pro-capite, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto hanno perso molte posizioni nella graduatoria europea. 

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