Analisi di Nomisma sui consumi di carne durante il Coronavirus

Tra i requisiti ritenuti indispensabili dai consumatori: “origine 100% italiana”, “sostenibilità” e “biologico”. Intanto arriva l’etichetta sull’origine dei salumi.

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Mentre è stato appena firmato il decreto interministeriale, sottoscritto dai ministri dell’Agricoltura, Sviluppo economico e Salute con cui si dà il via libera all’etichetta con l’indicazione di provenienza su salami, mortadella, prosciutti e culatello «per sostenere il vero “Prodotto in Italia – Made in Italy” e smascherare l’inganno sempre più frequente dell’impiego di carne tedesca o olandese spacciata per italiana – afferma Coldirettiintroducendo l’indicazione obbligatoria della provenienza per le carni suine trasformate dai 5.000 allevamenti nazionali di maiali messi in ginocchio dalla pandemia e dalla concorrenza sleale, settore che vale in Italia 20 miliardi di euro», Nomisma indaga sui consumi di carne in generale da parte degli italiani durante il Coronavirus.

Il confinamento scaturito dall’emergenza sanitaria da Coronavirus ha cambiato le abitudini di consumo degli italiani rafforzando in loro la sensibilità verso i temi della salute, della sicurezza, dell’origine e della sostenibilità dei prodotti alimentari acquistati. L’indagine di Nomisma che ha valutato in maniera continuativa abitudini, stati d’animo, consumi e aspettative relative al post Coronavirus su un campione di 1.000 italiani responsabili degli acquisti (18 – 65 anni) ha indagato sulle abitudini e preferenze dei consumatori di carne.

Durante il confinamento domestico, gli italiani hanno fatto scelte più salutari orientandosi verso cibi di maggiore qualità e più sicuri, sia in termini di provenienza che in termini di metodi di produzione. “Made in Italy” e “Km 0” sono diventati attributi centrali nella scelta dei prodotti alimentari (il 22% dei consumatori dichiara di aver incrementato gli acquisti in queste due categorie) coinvolgendo anche chi prima non era solito ricercare queste caratteristiche (il 28% ha cominciato ad acquistare prodotti alimentari provenienti da filiere corte proprio durante la quarantena). In crescita anche l’interesse verso i metodi di produzione biologica e sostenibile: durante il confinamento, il 20% degli italiani ha preferito cibi prodotti con metodi a basso impatto ambientale, il 12% ha acquistato prodotti alimentari con imballaggio sostenibile e il 30% ha sperimentato i prodotti biologici per la prima volta.

L’approfondimento di Nomisma sui consumi di carne ha rilevato che attributi come “origine 100% italiana”, “sostenibilità” e “biologicosono per il consumatore assolutamente indispensabili nel carrello della spesa alimentare e, ancor di più su alcune categorie di prodotti. È il caso dei freschi e, in particolare della carne: il 71% dei consumatori reputa importante l’origine 100% italiana ma questa quota sale al 78% per la carne, il 51% cerca il marchio Bio tra gli scaffali, ma ancor di più sul banco carne (54%). Altri fattori che entrano in gioco nella scelta della carne da acquistare sono l’assenza di antibiotici (importante per il 75% dei consumatori di carne), la preferenza verso carni da animali cresciuti all’aperto (66%), l’assenza di OGM nei mangimi (65%) e l’alimentazione con soli mangimi vegetali (56%).

Secondo Nomisma la stragrande maggioranza degli italiani non rinuncia ai consumi di carne: gli adulti 18-65 anni che nell’ultimo anno hanno consumato carne in almeno un’occasione sono il 92% della popolazione. Di questi, il 52% ha scelto la carne biologica per motivi di salute/benessere (16% degli utilizzatori), perché garantisce l’assenza di antibiotici (15%), perché è priva di OGM, additivi e conservanti (12%), e perché è ritenuta in generale più sicura (12%). Infine, circa 1 consumatore su 10 la acquista perché prodotta secondo metodi più rispettosi dell’ambiente o da allevamenti sostenibili. 

Anche il confezionamento della carne diventa protagonista e portatore di messaggiecologici” I consumatori hanno quindi le idee ben chiare sui valori e sulle garanzie che la carne biologica può offrire e chiedono che ci sia coerenza anche con il confezionamento: 9 acquirenti su 10 vogliono trovare nei supermercati carne bio con un imballaggio sostenibile e il 36% afferma che la confezione della carne Bio dovrebbe essere riciclabile al 100%, compostabile (17%) o comunque contenere meno plastica possibile (16%). Ma i valori e l’importanza del confezionamento sostenibile hanno bisogno di essere comunicati, tanto che l’11% degli acquirenti di carne Bio, vorrebbe trovare in etichetta informazioni sull’impatto ambientale dell’imballaggio.

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