Emilia Romagna: produzione agroalimentare 2020 in forte crescita

Secondo il rapporto regionale su Agroalimentare il valore raggiunge quota 4,5 miliardi di euro. 

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La produzione agroalimentare dell’Emilia Romagna ha chiuso il 2020 in forte crescita chiudendo il fatturato a quota 4,5 miliardi di euro, capace di coprire il 16% dell’export totale di settore italiano.

Secondo il Rapporto Agroalimentare dell’Emilia Romagna, giunto alla XXVIII edizione, presentato dal segretario di UnioncamereStefano Bellei, «è necessario analizzare con grande attenzione l’andamento che nel 2020 ha caratterizzato il sistema agroalimentaredell’Emilia Romagna per stabilire dove vogliamo andare, posto che stiamo parlando di un comparto leader a livello nazionale ed europeo, capace di coprire il 16% dell’export italiano».

«Il settore agroalimentare mondiale ha risentito in misura minore degli effetti della pandemia – ha illustrato Stefano Boccalettidell’Università Cattolica di Piacenza – nonostante nel secondo trimestre del 2020 abbia dovuto registrare un calo del 5%, a cui ha però fatto seguito una ripresa che solo negli ultimi tre mesi dello scorso hanno ha incassato un +6%. Nell’area Euro il volume complessivo di export e import ha toccato i 306,5 miliardi di euro nonostante il deciso calo registrato nei mesi di novembre e dicembre: in crescita sia l’import con un +0,5%, per 122,2 miliardi di euro, che l’export con un +1,4% per 184,5 miliardi. Quest’ultima voce trova il suo traino nel comparto delle carni suine e in misura minore nei cereali, mentre un deciso calo si è registrato per l’export dei vini. In ogni caso, la bilancia agroalimentare della Ue27 a fine 2020 ha raggiunto i 62 miliardi di euro».

In uno scenario comunque molto dinamico in cui, come ha ricordato Boccaletti, l’andamento e gli effetti delle varianti legate a Covid-19avranno inevitabilmente un peso, il comparto agroalimentare emiliano romagnolo ha saputo resistere e in molti casi trasformare criticitàin opportunità positive.

Lo ha ricordato nel suo intervento Paolo Sckokai dell’Università Cattolica di Piacenza, ricordando che «l’export, con il suo 40% sul fatturato dell’intera industria alimentare italiana, rappresenta una componente essenziale all’interno del sistema agroalimentare emiliano romagnolo. Indiscutibili le sue performance, a iniziare dai 6,8 miliardi che anche nel 2020 ha comunque saputo generare, pari a due volte e mezzo il livello registrato nel 2000, senza trascurare la leggerissima flessione (-0,8%) registrata rispetto all’anno prima. A queste importanti percentuali vanno associate quelle relative al valore ricoperto dal settore rispetto a tutte le altre attività produttive regionali, 11%, e quella rapportata all’agroalimentare nazionale: 15%».

«Ad eccezione dell’ortofrutta – ha sottolineato Sckokai – i settori leader dell’export come carni e formaggi nel 2020 hanno dovuto registrare alcune difficoltà, ma già in questa prima metà del 2021 i segnali sono di netta ripresa. In tema di import non possiamo dimenticare che l’Emilia Romagna rappresenta una straordinaria piattaforma di trasformazione e proprio per questo le importazioni sono cruciali. L’industria non può quindi che affidare un ruolo estremamente importante all’import che mediamente ha sempre raggiunto una quota intorno al 15%. Causa la pandemia, il 2020 ha invece dovuto incassare un dato molto negativo pari a -8,6%, anche se il 2021 sta manifestando interessanti segnali di ripresa».

La capacità del settore agroalimentare emiliano romagnolo di aver saputo contrastare gli effetti della pandemia sono stati illustrati da Roberto Fanfani dell’Università di Bologna, che ha sottolineato «come nel 2020 si sia assistito a un forte aumento della produzione agricola regionale, +8%, con un recupero rispetto al dato del 2019. Il valore ha superato i 4,5 miliardi di euro con gli allevamenti e le coltivazioni posizionati ai primi posti come contributo dei principali comparti produttivi: rispettivamente +8,5% e +7,5%. Nello specifico – ha detto Fanfani – il comparto dei cereali ha segnato un aumento delle rese e dei prezzi pari a un +11%; analogamente il pomodoro da industria ha incassato un +16% a cui si uniscono per il comparto zootecnico il latte (+20%) e le uova (+10%) mentre il settore suinicoloha dovuto registrare un -14% e quello degli avicunicoli -11%. Stabili invece le carni bovine. Praticamente invariato l’andamento del settore ortofrutticolo pur in presenza di notevoli differenze a iniziare dal forte recupero delle pere (+23%) a cui ha fatto da contraltare il crollo della produzione di frutta estiva a causa delle gelate primaverili che hanno imposto un -50% alle nettarine e un -75% alle albicocche».

È infine toccato all’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi, tracciare le linee conclusive dell’incontro ribadendo come «alla data del 22 luglio abbiamo erogato l’anticipo della Pac a oltre 12.000 imprese per un totale di 103 milioni di euro».

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