Plateatici di bar e ristoranti: nuova doppia stroncatura all’Autonomia trentina della Corte costituzionale

La norma trentina cassata per “violazione della grande riforma economico-sociale” dello Stato. Bocciata la proroga dei sostegni economici per installare i plateatici e altre strutture leggere e il controllo a campione senza passare dall'autorizzazione preventiva dei Beni culturali. 

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L’Autonomia speciale del Trentino sotto la guida della giunta leghista ha un rapporto decisamente conflittuale con il diritto ed in particolare con la Corte costituzionale che stronca una nuova norma varata dal Consiglio provinciale legata ai plateatici di bar e ristoranti.

A finire cassata dai massimi controllori del diritto che ne ha dichiarato l’illegittimità è la legge che prevedeva la semplificazione dei procedimenti per l’installazione dei plateatici e altre strutture leggere a favore degli esercizi pubblici per fronteggiare l’emergenza Covid-19 proposta dall’assessore al commercio, turismo e artigianato, Roberto Failoni, contenuta nella legge del 3 maggio 2020. A finire contestata dalla Corte è stata l’estensione dellanorma fino alla fine del 2021 e poi prorogata anche a tutto il 2022 dalla legge di bilancio del Trentino.

Una previsione che è entrata in contrasto con il termine del 31 ottobre 2020 previsto dal governo nazionale, che l’Autonomia speciale ha esteso prima a tutto il 2021 e poi anche al 2022 in considerazione della proroga dello stato d’emergenza e di un’economia legata al mondo dei servizi che non decolla.

A giudizio della Corte costituzionale, la decisione del Trentino finisce con il differenzialo dal resto del Paese, violando la «grande norma della grande riforma economico-sociale della legislazione statale, eccedendo così il limite posto in materia di tutela e conservazione del patrimonio storico, artistico e popolare». Secondo i massimi giudici, «la posa in opera temporanea su vie, piazze, strade e altri spazi aperti di interesse culturale o paesaggistico, da parte dei soggetti di cui al comma 1, di strutture amovibili, quali dehors, elementi di arredo urbano, attrezzature, pedane, tavolini, sedute e ombrelloni, purché funzionali all’attività di cui all’articolo 5 della legge n. 287 del 1991, non è subordinata alle autorizzazioni di cui agli articoli 21 e 146 del decreto legislativo, avrebbe consentito tali procedure in deroga non oltre il 31 ottobre 2020».

Questo non è l’unico passaggio a finire cassato: c’è anche la norma provinciale che prevede un controllo successivoa campione previo l’accordo con il Consiglio delle Autonomie locali in materia di autorizzazione preventiva dei Beni culturali. Secondo i giudici la norma statale introduce «una disciplina volta specificamente ad assicurare, in modo uniforme sull’intero territorio nazionale, il contemperamento dell’interesse alla tutela del patrimonio culturale con quello attinente alla ripresa delle attività economiche, nel rispetto delle doverose misure di distanziamento interpersonale per il contenimento della pandemia, derogando, per un periodo predeterminato dallo stesso legislatore statale, ai vincoli imposti a tutela del patrimonio culturale».

Nella motivazione della bocciatura delle norme provinciali, la Corte costituzionale afferma che «è espressamente qualificato come norme di grande riforma economico-sociale, idonee a vincolare anche le Regioni a statuto speciale e le Provincie autonome di Trento e di Bolzano, le disposizioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio che disciplinano la gestione dei beni soggetti a tutela, tra i quali vanno, indubbiamente, annoverati anche gli artt. 21 e 106 che, rispettivamente, individuano gli interventi sui beni culturali soggetti ad autorizzazione e ne regolamentano l’uso individuale».

Ora, stante la bocciatura avvenuta ai primi di novembre, depositata il 30 dicembre e da poco resa pubblica, potrebbe finire sotto un nuovo conflitto con quasi certa bocciatura anche la legge di bilancio 2022 della provincia di Trento, approvata alla fine di dicembre 2021, che ha prorogato la norma sui plateatici appena cassata. Ora, per gli operatori economici, alle prese con gli effetti della pandemia e delle norme che regolano l’accesso agli esercizi pubblici, si dovrà con tutta probabilità provvedere alla rimozione dei plateatici che erano stati notevolmente ampliati per dare aria agli avventori, con i tutti i problemi del caso per la riduzione degli spazi disponibili all’aperto.

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