Aeroporto Catullo, deficit assicurato per i prossimi anni causa contratto con Ryanair

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Nel 2010 buco di bilancio di 8,8 milioni di euro. 2 milioni all’anno per i prossimi 4 anni gli oneri della società con il vettore irlandese low cost

L’accordo stipulato dall’ex presidente dell’aeroporto Catullo di Verona, Fabio Bortolazzi, pare rivelarsi un pessimo affare, almeno per le casse degli azionisti pubblici dello scalo scaligero, a causa dei contenuti del contratto stipulato con il vettore aereo low cost Ryanair che prevedono per i 5 anni di validità (uno dei quali già trascorso) condizioni capestro a favore della compagnia aerea.

L’accordo sottoscritto in pompa magna nel giugno del 2010 dall’ex presidente Bortolazzi prevedeva che, in cambio dell’arrivo a Villafranca del più grande vettore aereo low cost, lo scalo aeroportuale garantisse per ogni passeggero Ryanair in transito a Verona circa 15 euro a favore del vettore aereo, quasi il doppio di quanto la stessa Ryanair incassa da altri scali dove essa è attiva. Oltre alle tariffe di vantaggio riconosciute dallo scalo in favore del vettore aereo, ci sarebbero anche altre clausole vessatorie nei confronti dello scalo, ad iniziare da quelle che prevedono il ritocco solo verso l’alto e solo in favore della sola Ryanair per tutta la durata del contratto. In fin dei conti, per come è stato congegnato l’accordo che ha portato la compagnia aerea irlandese a Verona per tutta la durata del contratto sui conti dell’aeroporto veronese è possibile preventivare un costo di oltre 2 milioni di euro all’anno a carico del “Catullo”, difficilmente recuperabili dalla vendita di altri servizi a terra ai passeggeri Ryanair.

Quel che è peggio in tutta questa vicenda poco trasparente su cui ha presentato un’interrogazione il consigliere della provincia di Trento (seconda azionista del Catullo) Claudio Civettini (Lega Nord), ci sarebbero le modalità con cui il contratto è stato stipulato. Secondo quanto è dato sapere, il vicepresidente di nomina trentina del “Catullo”, Pierluigi Angeli, avrebbe illustrato tutta la vicenda al presidente della provincia di Trento, Lorenzo Dellai, affermando come l’ex presidente Bortolazzi avrebbe portato il contratto in consiglio d’amministrazione della società aeroportuale già firmato, senza prima aver provveduto a informare gli altri amministratori ed i soci. Inoltre, il contratto che prevede clausole particolarmente vantaggiose per il vettore aereo sarebbe stato firmato senza prima aver concordato con gli azionisti ed i relativi territori di riferimento la possibilità di ricevere contributi pubblici per favorire l’arrivo dei turisti con il vettore aereo.

Una vicenda poco chiara ed intricata, dove ai debiti appena scoperti derivanti dal contratto Ryanair s’aggiungono quelli legati al rilancio dello scalo di Brescia Montichiari valutabili in circa 5 milioni di euro all’anno. La “botta” è forte, specie per gli azionisti trentini, che negli ultimi tempi hanno sempre fatto diligentemente la loro parte di soci partecipando alla ricapitalizzazione della società per sostenere debiti ed investimenti. Chi sicuramente non esce bene da tutta questa vicenda sono gli amministratori del “Catullo”, specie coloro che detengono deleghe ed incarichi di vertice: oltre a fare una figura barbina, sarebbe meglio che rimettessero irrevocabilmente il loro incarico, sperando che il nuovo presidente Paolo Arena possa fare finalmente opera di trasparenza e di pulizia tra le pieghe gestionali della società, anche per sventare i possibili tagli annunciati dal neo ministro alle infrastrutture Corrado Passera, il quale ha giudicato eccessivamente affollata l’offerta aeroportuale nella fascia compresa tra Treviso e Milano, dove sono presenti ben sette aeroporti di valenza internazionale.