La maggioranza del sindaco Valduga a Rovereto nel voto dei Consigli di circoscrizione esce chiaramente fragile e a rischio

Il centro sinistra autonomista non riesce a fare passare i propri candidati, nonostante la maggioranza numerica, nelle due circoscrizioni principali. Di Paolo Farinati, già Assessore comunale di Rovereto. 

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consigli di circoscrizione
Paolo Farinati.

In questi ultimi giorni, nei sette Consigli di circoscrizione del comune di Rovereto si sono eletti i presidenti e i loro vice. Non tutto è comunque filato liscio o secondo le più evidenti previsioni. In particolare, alle circoscrizioni di Borgo SaccoSan Giorgio e di Rovereto Sud la maggioranza che regge il sindaco Francesco Valduga si è spaccata.

Il tutto è frutto di giochini solo apparentemente oscuri, certamente ipocriti e irrispettosi del voto dei cittadini, attuati da personaggi di bassa levatura istituzionale e animati solo da spirito di vendetta(!). Sembrano parole grosse, queste mie, ma la realtà è proprio così.

Io ho fatto il consigliere della circoscrizione Rovereto Sud dal 1983 al 1990, non vi erano compensi (maledetta la riforma dell’allora assessore regionale Amistadi che ha introdotto i denari anche nelle circoscrizioni!!!), il presidente si eleggeva in pochi minuti ed era comprensibilmente e ragionevolmente la persona più votata dai cittadini. Ogni delibera, dopo la giusta discussione, aveva il consenso unanime del Consiglio e così via. Ognuno di noi, al di là delle singole sensibilità politiche, ragionava e decideva con l’intelligenza e il buon senso propri delle persone libere e responsabili. Tutti gli eletti erano all’interno di un vero comitato di quartiere. Per la giusta cronaca allora con me vi erano Giorgio Rella, il presidente, e poi Mauro Bondi, Silvio Robol, Ugo Coelli e altri di cui onestamente non ricordo i nomi.

Oggigiorno, invece, personaggi quanto mai arroganti e maldestri vogliono governare alle spalle della gente, imponendo soluzioni in contrasto con le chiare volontà espresse col voto dai cittadini. Ma il tempo è sempre galantuomo, e lo sarà anche in questa occasione. 

Della circoscrizione Rovereto Sud oggi è presidente il sig. Andrea Gatti, persona che non conosco e certamente rispettabile, eletto con 26 preferenze dategli dagli elettori il 20 e 21 settembre scorsi. Mentre a Giuliano Spagnolli e ad Antonella Peterlini, che hanno avuto il consenso rispettivamente di oltre 80 e 70 elettori, non è stato riconosciuto alcunché(!).

Dico e scrivo con la massima serietà che così non va bene. Questi fatti allontanano la gente dalla politica, dall’amministrazione pubblica, da ogni prezioso impegno civico. Mi si dice che i responsabili si conoscono. E allora la politica, quella vera, intervenga prima che si vada alla deriva. 

Ritengo che anche il sindaco debba assumersi le proprie responsabilità. La sua maggioranza appare fragile, tutt’altro che coesa. Lo ebbi a scrivere in tempi non sospetti, molti mesi fa, richiamando in particolare il PD ai suoi valori e principi fondativi di chiarezza, di trasparenza, di apertura, di partecipazione, della più ampia democrazia, ad esempio nella scelta dei candidati con ricorso alle primarie, come previsto del resto dallo statuto del partito. 

A Rovereto si è preferito, invece, dar vita ad un percorso carbonaro e decidere in pochi presuntieletti”, spaccando gli elettori su una strategia opportunista, priva di visione, di breve respiro, che ha unito fragilmente idee, comportamenti e persone poco conciliabili tra loro. La perdita da parte del PD di 7 punti percentuali rispetto alle elezioni comunali del 2015, dal 22% al 15%, corrispondente a oltre 1.000 voti in meno, evidenzia da tempo la mancanza a Rovereto di una guida autorevole del partito. 

Ora, a distanza di poche settimane dal voto popolare, i nodi vengono al pettine. Le tensioni sorte nelle circoscrizioni sono le prime evidenze e solo apparentemente di poco conto di una situazione già precaria. Ma quando sul tavolo arriveranno i veri temi che i roveretani si aspettano siano celermente affrontati e risolti, credo che se ne vedranno delle belle. Mi riferisco alla viabilità interna ed esterna alla città, all’utilizzo della strategica area del Follone, alle RSA da costruire, alle varie ipotesi sulla gestione del ciclo integrato dell’acqua e dei rifiuti solidi urbani, al cosa fare dei parchi dei Lavini e del Bosco della Città, tanto per fare solo pochi ma significativi esempi. Su questi argomenti il sindaco Valduga, i suoi fantomatici variopinticivici” e il PD hanno le stesse opinioni e le stesse aspettative? Temo proprio di no.

Ecco che il disagio istituzionale sorto nei vari quartieri cittadini non è altro che la prefazione di un libro che già ora ci fa intravedere una storia amministrativa roveretana assai complessa, fantasiosa, inconcludente, pregna più di chiacchiere che di fatti concreti, vittima di equilibrismi politici precari, di personalismi fini a sé stessi, con poca attenzione ai veri problemi della nostra comunità e con poco rispetto verso le persone.

Come detto prima, il tempo è sempre galantuomo. E questa volta, per essere tale, potrebbe anche consigliare a chi di dovere di predisporre il tutto per un divorzio nell’attuale maggioranza comunale. Per poi dar vita ad una ripartenza politico-amministrativa più coinvolgente, più coraggiosa, più determinata, più lungimirante, più proficua. Su questa ipotesi il PD ha solo da guadagnarci.

Una cosa è comunque certa: Rovereto non si merita e non accetterà mai di vedere sul proprio palcoscenico istituzionale né marionette e men che meno burattinai.

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