Equo compenso: per Confprofessioni: un’occasione mancata

Stella: «rimangono fuori la maggior parte degli incarichi professionali; sanzioni assurde e discriminatorie a carico dei professionisti, non dei committenti». 

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Equo compenso, nuovo atto: la tragicommedia in corso da mesi se non anni al Parlamento ha avuto il primo esito con l’approvazione da parte della Camera della norma sulle retribuzioni dei per i professionistie lavoratori autonomi, spesso costretti dai committenti ad accettare compensi irrisori rispetto alla moledel lavoro e alla relativa responsabilità civile e penale che comporta. Insomma, la Camera-montagna ha partorito la norma-topolino, pure cieco.

Le reazioni alla prima approvazione – ora la norma passa al Senato dove si dovranno apportare le doverose modifiche per avere una norma all’altezza della situazionenon sono mancate, con il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, che parla di «delusione per un’occasione mancata. Trovo difficile esprimere soddisfazione per il provvedimento approvato ieri dall’aula di Montecitorio: un testo che non risponde alle esigenze e alle istanze dei professionisti ordinisti e non».

Per Stella la prima approvazione della legge ha portato «completamente fuori binario il perimetro di applicazione della norma. Si continua a insistere sui rapporti professionali regolati da “convenzioni” con banche, assicurazioni e grandi imprese che, però, sono solo una parte dei clienti dei professionisti, ma non si fa alcun riferimento ai rapporti professionali individuali, relativi cioè alle singole prestazioni, che rappresentano la maggior parte degli incarichi attribuiti dalla pubblica amministrazione ai professionisti e che rimangono fuori dal campo di applicazione della legge». Una pubblica amministrazione che spesso non esita a chiedere ai professionisti prestazioni a titolo gratuito.

«Assurdo, poi, che invece di punire il committente che non applica l’equo compenso venga sanzionato il professionista – chiosa Stella -, senza contare che un professionista iscritto a un ordine andrebbe incontro a un illecito disciplinare deontologico, mentre un professionista non iscritto a un ordine no. Inoltre, non si spiega perché venga concesso agli ordini il potere di adire l’autorità giudiziaria: non solo la loro funzione è incompatibile con la tutela degli interessi economici dei loro iscritti, ma è altrettanto assurdo che tali azioni possano essere attivate senza il preventivo consenso del professionista interessato».

Ora i professionisti confidano nelle doverose modifiche da portare al testo approvato alla Camera al Senato «che sappia riportare nella giusta direzione la declinazione del principio dell’equo compenso, che dall’esame alla Camera esce compromesso – conclude Stella – apportando tutte le modifiche necessarie per garantire un corretto equilibrio nei rapporti economici tra imprese, pubblica amministrazione e professionisti, al fine di garantire effettivamente – e non soltanto sulla carta – l’applicazione di un principioche dovrebbe essere universale».

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