Governo Draghi: tante proposte, ma ben confuse

A distanza di poche settimane dall’approvazione non c’è un provvedimento che non venga rivisto e modificato. Dall’energia ai superbonus, agli aumenti per i dipendenti pubblici. 

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governo draghi

Negli ultimi tempi, il governo Draghi ha dimostrato di avere tante idee e proposte, ma ben confuse, con il risultato di dovere riprendere e modificare, spesso anche in profondità, decisioni prese solo poche settimane prima, dopo prove fatturali fallimentari.

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E’ successo con il nuovo piano regolatore delle risorse energetiche nazionali, il famigerato Pitesai, che appena entrato in vigore si sta dimostrando un autentico boomerang per l’economia nazionale, specie ora che si deve puntare a sostituire le forniture energetiche russe con quelle di altri produttori. Facile a dirsi, difficile a realizzarsi. Peccato che il Pitesai metta fuori gioco circa un centinaio dei 124 luoghi idonei per la produzione di gas e petrolio nazionale a “chilometri zero” e a basso costo di produzione e di vendita, costringendo il paese ad importazioni dall’estero molto più costose ed inquinanti. Non solo: gran parte delle risorse nazionali sono in giacimenti che si estendono sotto i fondali marini che possono essere sfruttati anche da altri paesi: non essendoci confini di stato nei giacimenti sotterranei, quello che l’Italia sdegnosamente rifiuta di estrarre, lo faranno gli altri, con tanti ringraziamenti per l’insipienza di un’infima classe di governo.

Se ciò non basta, ci si mette pure la gestione dei Superbonus per l’edilizia, cambiati almeno 4 volte in poco meno di un anno per contrastare l’enorme mole di truffe riscontrate. – circa 5 miliardi di euro – grazie all’incapacità tecnica e legislativa con cui i provvedimenti sono stati stilati. E Pitesai e Superbonus hanno come comune denominatore la demagogia grillina.

Chi festeggia sono i dipendenti pubblici dello Stato che, nonostante il debito pubblico che cresce in continuazione, si troveranno munifici aumenti di stipendio in busta paga, con una media di 100 euro al mese e una punta di 10.000 euroall’anno in più per le qualifiche apicali. Il tutto con tanto di arretrati. Davvero un bel regalo firmato dal ministro alla funzione pubblica Renato Brunetta, il quale pare avere perso di vista i vincoli di bilancio sulla spinta delle regalie grilline.

Infine, l’effetto salvifico del governo Draghi sugli equilibri di bilancio internazionali pare avere esaurito i suoi poteri magici, visto che il differenziale tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi è ripreso a correre, giungendo ai massimi degli ultimi tre anni al 3,3%. Una soglia già oltre il limite di guardia che pone un macigno di costi sulla gestione del debito pubblico nazionale.

Buona visione.

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