Taglio alla rivalutazione pensioni: il calcolo di quanto si perde

Secondo la simulazione della Uil si arriva a oltre 400 euro l'anno per un assegno da 2.100 euro lordi al mese, che salgono a 2.699 all’anno per una pensione di 5.600 euro lordi al mese. 

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Taglio alla rivalutazione pensioni

Il taglio alla rivalutazione delle pensioni peserà nel 2023 per circa 400 euro l’anno per le pensioni appena sopra la soglia dei 2.100 euro lordi al mese (quattro volte il minimo per i quali la rivalutazione è confermata al 100%), pari ad un reddito netto di circa 1.600 euro al mese. E si arriverà a perderefino ad almeno 2.700 euro l’anno per quelle che superano i 5.200 euro lordi al mese.

La simulazione sul taglio alla rivalutazione delle pensioni arriva dalla Uil che, con il segretario confederale, Domenico Proietti, e di quello dei pensionati, Carmelo Barbagallo, ha calcolato la differenza tra quello che si sarebbe dovuto percepire con la perequazione attuale e quello che si avrà con le nuove fasce previste dalla legge di Bilancio che inizia ora il suo viaggio parlamentare.

Secondo la manovra 2023, si recupererà il 100% dell’inflazione (pari al 7,3%) per gli assegni fino a quattro volte il minimo di 560 euro lordi al mese, l’80% per quelli tra quattro e cinque volte il minimo (invece del 90% attuale), il 55% per quelli tra cinque e sei volte il minimo (invece del 75% attuale), il 50% tra le sei e le otto volte il minimo, il 40% tra le otto e le dieci volte e il 35% per i redditi da pensione superiori a 10 volte il minimo.

Secondo la simulazione sul taglio alla rivalutazione delle pensioni della Uil, una pensione da 2.600 euro lordi sarebbe cresciuta, con il tasso del 7,3% fissato dal Mef e la vecchia percentuale del 90%, fino a 2.786 euro. Con la rivalutazione ridotta all’80% sale invece solo a 2.751 euro, con una perdita di circa 34 euro al mese e di 446 euro l’anno.

Con una pensione da 3.100 euro si perdono circa 89 euro al mese e 1.161 l’anno, mentre per una pensione da 3.600 lordi si avrebbe avuto con una rivalutazione del 75% dell’inflazione un assegno da 3.841 euro che sarà invece con il taglio pari a 3.731 euro, con circa 110 euro al mese in meno (quasi 1.430 euro l’anno). Con una pensione di 5.600 euro lordi al mese (oltre le 10 volte il minimo) l’importo con una rivalutazione al 75% sarebbe dovuto passare a 5.950 euro ma con la nuova perequazione passerà a 5.743 euro, con un taglio di circa 207 euro al mese e di 2.699 euro l’anno.

Il taglio cresce al crescere dell’importo dei redditi da pensione con una perequazione che da la soglia dei 5.600 euro resta al 35% dell’inflazione. Il taglio della rivalutazione dovrebbe operare sull’intero importo della pensione, sostituendo il sistema a scaglioni di importo con quello per importi complessivi dei trattamenti. Si tratta, spiegano alla Uil, «di un sistema più penalizzante e meno equo, perché comporta una riduzione dell’intero importo della pensione e perché introduce forti penalizzazioni per chi ha importi di poco superiori alle varie soglie».

Per Proietti e Barbagallo «il taglio da gennaio 2023 produrrà effetti sulla pensione per il resto della vita del pensionato. Infatti, ogni mancato aumento non ha effetti solo sull’anno di applicazione, ma perdura per sempre sulla pensione diminuendone così in modo permanente il valore». Di fatto, una pialla che di anno in anno penalizza coloro che hanno avuto carriere – e redditi – importanti, avvicinandoli ai lavoratori di livello più basso.

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