Decreto crescita, ancora una “pentastellata” che evidenzia la non conoscenza delle dinamiche economiche

Bonomo: «art. 10 del decreto “Crescita”: altro che crescita, questa è asfissia! Ottimo lo sconto, ma troppi 5 anni per ottenere, sotto forma di sgravio fiscale, dal 50% all’85% (in base al tipo di ristrutturazione) dell’importo del lavoro. E l’ulteriore cessione del credito ai fornitori è inverosimile».

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decreto crescita

Nel decreto Crescita ancora una “pentastellata”, nel senso di proposta farlocca e del tutto separata dalla realtà del mondo economico, una delle tante “pensate” del movimento grillino che, passo dopo passo, sta affondando l’economia reale del Paese.

L’ultima trovata M5s in ordine di tempo è contenuta nell’art. 10 del decreto Crescita che riguarda la possibilità di scontare gli importi relativi al credito d’imposta per le ristrutturazioni edili e la riqualificazione energetica direttamente presso chi effettua il lavoro. Una prospettiva rimandata senz’appello al mittente da Confartigianato Imprese Veneto.

«Rilanciare la riqualificazione edilizia, soprattutto quella dei condomini, con uno sconto pari all’agevolazione è una proposta che appoggiamo ma, tali importi non possono essere scaricati sulle nostre imprese – denuncia Agostino Bonomo, presidente di Confartigianato Imprese Veneto -. Il rischio è l’asfissia, per mancanza di liquidità, per 52.600 imprese artigiane venete edili, dell’installazione di impianti e dei serramenti (in legno e in metallo) pari al 41% di tutto l’artigianato regionale».

Bonomo critica l’ultima versione del testo dell’articolo 10, contenuto nel decreto legge n. 34 del 30 aprile 2019, che prevede la possibilità, per il committente dei lavori di riqualificazione energetica o antisismici, di scegliere, al posto della detrazione fiscale, che per questi interventi va dal 50% all’85%, uno sconto diretto in fattura da parte di chi ha realizzato i lavori. Sconto che l’impresa potrà farsi rimborsare dallo Stato tramite un corrispondente credito d’imposta da utilizzare esclusivamente in compensazione, in cinque anni. Inoltre, potrà, a sua volta, scegliere di cedere il credito così acquisito ai suoi fornitori di beni e servizi. Non potrà cederlo a istituti di credito e intermediari finanziari.

Facendo un esempio, rifacendo il tetto dell’abitazione per una spesa complessiva di 20.000 euro, il proprietario, ha diritto ad una detrazione fiscale del 65% pari a 14.300 euro che potrà recuperare in dichiarazione dei redditi in 10 anni. Secondo l’articolo 10, la stessa cifra potrebbe essere subito “scontata” cedendo il credito a chi ha eseguito i lavori. Quindi, per il committente, la ristrutturazione di fatto costa subito “solo” 5.700 euro, dato che i restanti 14.300 euro se li sobbarcherebbe l’impresa che ha realizzato i lavori. Quest’ultima, potrà recuperare questa cifra tramite credito d’imposta nei successivi 5 anni.

«Gli effetti negativi sull’equilibrio finanziario delle imprese artigiane è sotto gli occhi di tutti – afferma Bonomo -. Queste, infatti, avrebbero un immediato e drastico problema di liquidità, dovendo contrastare una esigenza di flussi nel breve con un ritorno di risorse nell’arco di anni! Con ogni probabilità, non saranno nelle condizioni di reggere la concorrenza di grandi gruppi di imprese di multiservizi che, avendo al loro interno delle finanziarie, non avvertirebbero alcun malanno. Senza tralasciare il fatto che le imprese artigiane che realizzano questi interventi sono spesso, loro malgrado, già ben fornite di crediti d’imposta; basti guardare alle ritenute dell’8% e al credito IVA derivante dall’applicazione obbligata di “reverse charge” e “split payment”. Ed anche l’ulteriore cessione del credito d’imposta a terzi (novità introdotta proprio per cercare di mitigare l’effetto concorrenza sleale), dovendo essere questi ultimi o fornitori di beni o fornitori di servizi delle stesse imprese che hanno realizzato il lavoro, l’individuazione di questi soggetti disposti a ricevere crediti verso lo Stato in cambio di soldi liquidi, è tutt’altro che scontata!»

Con la suddetta formulazione, s’innescherebbe un colossale gioco al cerino, con il rimpallo di un credito d’imposta tra aziende, aggravando ulteriormente il problema della liquidità e dell’accesso al credito delle aziende, soprattutto da parte di quelle piccole.

«Il bonus ristrutturazioni – conclude Bonomo – ha sicuramente la finalità positiva di un investimento all’edilizia, ma fatto in questo modo, rischia di mettere fuori dal mercato artigiani e piccole imprese. Un provvedimento di questo tipo, per non ledere alcun soggetto coinvolto dovrebbe prevedere l’obbligo di acquisizione da parte dello Stato del credito di imposta generato».

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