Confindustria Padova-Treviso, deciso rallentamento della manifattura metalmeccanica

Pesa il rallentamento del settore automotive europeo e la crisi in Germania. Ravagnan: «alla manovra finanziaria chiediamo discontinuità nei fatti». 

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Il motore produttivo del Veneto centrale subisce un deciso rallentamento della manifattura metalmeccanica, trainato in basso dai dazi e crisi dell’auto da un lato, dalla debolezza della domanda interna e flessione degli scambi mondiali dall’altro. L’esito del micidiale mix è il rallentamento del motore manifatturiero di Padova e Treviso, la meccanica, con prospettive fosche per il futuro che parla di stagnazione.

È il quadro che emerge dall’Indagine sulla Congiuntura della manifattura metalmeccanica realizzata da Assindustria Venetocentro (AVC), in collaborazione con Fondazione Nord Est, su un campione di 237 aziende delle province di Padova e Treviso.

Nel secondo trimestre 2019 la produzione aumenta su base annua di un contenuto 0,7% (dal 1,1%), con andamenti differenziati nei singoli comparti e flessione più marcata nei mezzi di trasporto. Nella media dei primi sei mesi la variazione è del 0,9%, in discesa rispetto allo stesso periodo 2018 (+1,9%). Anche per effetto di una domanda estera meno brillante. Se l’export ha rappresentato a lungo un’alternativa valida alla debolezza della domanda interna, quel percorso oggi appare più accidentato, come testimonia la comparsa del segno meno nel secondo trimestre: -3,0% (-1,5 nei primi sei mesi, rispetto alla crescita del 3,4 un anno fa), appesantito dalla caduta nei mercati extra-Ue (-5,7%), più contenuta in Europa (-0,7%). In terreno negativo anche la domanda interna (-0,2% dal +1,6), condizionata dal calo degli investimenti in macchine e attrezzature anche a causa della mancanza di chiarezza sull’operatività degli incentivi Industria 4.0. Qualche spiraglio dagli ordinativi (+2,5% dal +1,1), ma nel periodo gennaio-giugno la variazione (+1,8%) è in sensibile discesa rispetto a un anno fa (+4,7), preannunciando un nuovo rallentamento. Ritmo costante per l’occupazione, pari al +0,9%, stessa variazione nel primo semestre, a velocità dimezzata rispetto al 2018 (+1,8). Ma nei primi otto mesi dell’anno in corso, le ore autorizzate di CIG sono aumentate complessivamente del 110,9% rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente (fonte: Istat).

Peggiora il clima di fiducia degli imprenditori metalmeccanici a fronte di rischi al ribasso per l’economia, legati al deterioramento delle condizioni esterne (calo del commercio globale, dazi Usa, Germania in panne, rischio hard-Brexit) e al quadro ancora incerto di politica economica. Il 27,4% prevede un aumento della produzione nella seconda parte dell’anno (era il 35,8% un anno fa), il 15,9% una contrazione. Peggiorano le attese sugli ordini interni, con i pessimisti (27,7%) che sopravanzano gli ottimisti (22,4). In frenata anche le attese sugli ordini esteri, in aumento per il 34,4%, giù per il 19,2% (14,5 un anno fa). La quota di chi diminuirà gli investimenti (21,1%) è pressoché la stessa di chi li prevede in aumento (21,7%), il 57,2% dichiara stazionarietà, forse in attesa che si conoscano misure e contenuti della Legge di bilancio 2020.

«La manifattura metalmeccanica è il motore dell’industria ma siamo entrati in una fase di stagnazione – dichiara Mario Ravagnan,vicepresidente di Assindustria Venetocentro e presidente del Gruppo Metalmeccanico -. L’instabilità e la mancanza di fiducia sul sistema politico e le scelte di politica industriale del nostro Paese hanno creato e continuano a creare immobilismo e stagnazione. Ora bisogna andare al punto vero per la crescita e concentrare ogni spazio disponibile di spesa per un abbattimento permanente e strutturale del cuneo fiscale a favore dei lavoratori e delle imprese, e un grande piano pluriennale di investimenti sulla formazione e l’innovazione per completare non solo il rinnovamento delle macchine ma quello decisivo delle nuove competenze del lavoro. Non possiamo più permetterci scarsa competitività e scarsa competenza. E nemmeno nuove tasse. Non è più tempo di demagogia e di assistenzialismo ma di fatti».

Per Ravagnan «servono tempismo e idee chiare, cioè visione e capacità di intervento, questo chiediamo. La Legge di bilancio sarà un test fondamentale per capire che direzione prenderà la politica industriale di questo Paese. E quali azioni si metteranno in campo per il rilancio di grandi filiere manifatturiere, come quella dell’auto e della componentistica, che rappresenta una parte importante dell’economia italiana e veneta».

«Al governo – aggiunge Ravagnan – chiediamo di abbandonare l’intermittenza con cui si è operato fino ad oggi e di adottare una logica di pianificazione nel medio-lungo termine, certezza e stabilità di norme e visione globale, a cominciare da un pacchetto strutturale nel 2020 di provvedimenti in materia 4.0, così che le Pmi possano pianificare strategie ed investimenti senza incertezze, con orizzonte temporale lungo».

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