Disincentivo denaro contante: anche la Chiesa contraria

Bond: «spingere al massimo l’uso della moneta elettronica, oltre che costoso per gli esercenti, priva i consumatori della misura della spesa, innescando pericolose situazioni d’indebitamento». 

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Anche la Chiesa scende in campo contro la spinta al massimo utilizzo del denaro elettronico contro quello contante di carta moneta: un bel segnale che viene motivato con la necessità di proteggere i più deboli e la parte della società che non si è ancora digitalizzata, come gran parte della popolazione anziana.

«Credo sia sotto gli occhi di tutti l’insuccesso clamoroso di iniziative come il cash back che doveva incentivare l’utilizzo di bancomat e carte di credito, che alla fine ha premiato con denaro pubblico solo gli alto spendenti già avvezzi ai mezzi di pagamento elettronici – commenta il deputato di Forza Italia, Dario Bond -. Tutto ciò anche a costo di maggiori spese a carico degli esercenti, che devono pagare ai circuiti bancari percentuali spesso rilevanti, che erodono in modo sensibile i margini di guadagno, specie per i pagamenti di importi ridotti».

Ma la cosa più rilevante, ormai scientificamente accertata, è che l’utilizzo intensivo della monetaelettronica finisce con il penalizzare gran parte dei poveri e della parte meno digitalizzata della società, ad iniziare dalla popolazione anziana in quanto privi delle tecnologie digitali necessarie per controllare l’utilizzo del denaro elettronico. Non solo: spesso, l’utilizzo di carte di credito e di bancomat priva le persone dellacognizione puntuale di quanto speso e di quanto si può spendere, con il risultato di creare situazioni di spesa oltre le proprie capacità, con situazioni di sovraindebitamento, come spesso capita con le carte di credito revolving.

«L’appello lanciato dalla Chiesa lo condivido appieno – afferma Bond -: da qui rivolgo l’invito al governo Draghi a non penalizzare l’utilizzo del denaro contante, così come sta accadendo quest’anno con l’ulterioreabbassamento a 999 euro della soglia deciso ancora dal governo Conte, quando all’estero o non esiste o, comunque, è decisamente più elevata di quella italiana. Ne va della difesa della parte meno abbiente della società italiana e della tutela delle imprese attive nel campo dei servizi e del commercio».

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