Fondi per il rifacimento del sistema di depurazione del Garda: ancora nulla di fatto

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lago di garda dal creino
Regioni e ministero si rimpallano la responsabilità. Ancora non operativi i 130 milioni (ora pare ridotti a 100) da parte del Cipe

lago di garda dal creinoC’è ancora molta, troppa nebbia attorno ai fondi necessari per finanziare il rifacimento del sistema di raccolta e depurazione dei reflui fognari dei comuni rivieraschi della sponda bresciana e lombarda del lago di Garda, il più grande bacino di acqua dolce d’Italia (e uno dei più grandi d’Europa con i suoi 50 chilometri cubici di capienza, il 40% delle riserve italiane), strategico sia per l’approvvigionamento delle reti idriche potabili che per l’agricoltura di buona parte della pianura Padana.

Era il primo di ottobre dell’anno scorso quando, in piena campagna referendaria, l’allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri Luca Lotti dichiarò solennemente in quel di Verona alla presenza di un coté democratico che il Governo Renzi avrebbe finanziato, almeno in parte, il rifacimento del sistema fognario gardesano con circa 100 milioni di euro. Cifra poi cresciuta a 130 milioni quando il primo dicembre 2016 il Cipe ha approvato il Piano operativo ambiente, all’interno del quale sono stanziati circa 130 milioni per le urgenti opere di collettazione e depurazione dei reflui fognari del Garda, 50 milioni in quota a Regione Lombardia e 82 in quota Regione Veneto. Il Cipe ed il Governo hanno riconosciuto il rilievo nazionale e non locale dell’opera infrastrutturale, ascoltando il pressante appello del territorio, dei comuni e della Comunità del Garda preoccupati della tenuta di un sistema ormai vecchio di oltre quarant’anni e che dà continui cenni di cedimento, con il rischio di una débâcle dell’economia turistica che ruota attorno al lago se qualche pezzo del sistema andasse in crisi (e le preoccupazioni maggiori sono proprio per il tratto sublacuale che trasporta i reflui della sponda bresciana su quella veronese).

Da allora ad oggi più nulla: la delibera del Cipe pare essersi volatilizzata nelle nebbie della burocrazia romana, tanto che presso l’Ats Garda Ambiente le preoccupazioni salgono, perché i lavori dovrebbero essere avviati al più presto per evitare l’insorgenza di crisi del sistema.

Da parte dell’assessorato all’ambiente della regione Lombardia, si è ancora in attesa dell’ufficializzazione circa la disponibilità dei fondi: «in relazione alla realizzazione del progetto di collettamento e depurazione delle acque reflue del lago di Garda, data la riconosciuta valenza e strategicità di questa proposta, abbiamo aperto, in collaborazione con la Regione Veneto e con gli Enti territoriali interessati, un dialogo con il Ministero competente al fine di definire il percorso necessario che porterà alla costruzione degli elementi tecnici a supporto di questo intervento– dice in una nota l’assessore Claudia Maria Terzi -. Una volta ricevuta ufficialmente conferma dell’effettivo stanziamento delle risorse necessarie per la realizzazione dell’opera, l’iter di finanziamento della progettazione terrà necessariamente conto degli assetti istituzionali previsti dalle norme vigenti. Ciò significa che l’Ufficio d’Ambito territoriale di competenza, al fine di dare seguito al percorso, dovrà procedere attraverso il Gestore del servizio Acque Bresciane agli adempimenti conseguenti con l’inserimento dell’intervento nel piano quadriennale delle opere, nel quadro delle misure sostenute dalla tariffa del servizio idrico».

Sulla mancanza di chiarezza circa la disponibilità dei fondi interviene anche l’assessore all’Ambiente della regione Veneto, Gianpaolo Bottacin: «sto attendendo dal ministro Galletti l’ufficializzazione delle risorse. Ho letto anch’io delle notizie fornite dalla stampa circa le promesse fatte da Lotti a Verona e della delibera del Cipe, ma fino ad oggi di quelle promesse non sappiamo nulla di concreto. Anche nell’ultima riunione delle regioni a Roma, non ci è stato fornito alcun ragguaglio in merito alla disponibilità dei finanziamenti». Bottacin dopo la puntualizzazione istituzionale alza il tiro sulla politica nazionale: «ammodernare il sistema di raccolta e depurazione dei reflui fognari del Garda è un imperativo per tutelare l’ambiente e l’economia turistica connessa al bacino gardesano. Il Governo dovrebbe capire l’importanza strategica di quest’investimento e assicurare direttamente la copertura di tutta la somma necessaria, circa 230 milioni di euro, senza costringere Veneto e Lombardia a cofinanziare parte dell’opera. Il solo Veneto negli ultimi 5 anni ha subito da Roma tagli al proprio bilancio per 1.062 milioni di euro e oggi facciamo una fatica terribile a trovare fondi per coprire la spesa corrente di nostra copertura, figuriamoci per gli investimenti e per le spese straordinarie come questa». Bottacin ricorda inoltre come «il Veneto abbia ogni anno un residuo fiscale di circa 20 miliardi di euro, soldi che lo Stato preleva dalle tasche dei nostri contribuenti senza dare loro nulla in cambio. Se si regionalizzasse la finanza, il Veneto e anche la Lombardia avrebbero risorse a sufficienza per soddisfare tutte le esigenze del territorio, assicurando gli investimenti e la manutenzione del territorio, oltre che per abbassare l’altissimo livello di pressione fiscale gravante su cittadini ed imprese. Il Garda è un patrimonio nazionale e, come tale, deve essere lo Stato a coprire l’intera spesa per l’ammodernamento del sistema fognario con i soldi che lombardi e veneti “regalano” ogni anno alle casse centrali dello Stato».

Interpellato in merito, il ministro all’ambiente Gian Luca Galletti ha evitato di rispondere, nonostante i ripetuti solleciti attraverso il suo ufficio stampa e la sua portavoce. Probabilmente nemmeno lui è a conoscenza delle promesse fatte al bacino gardesano dell’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio e ora ministro allo Sport Lotti.