Concessione Autobrennero, fumata grigia al ministero sulla liquidazione dei soci privati

La Commissione europea pare irremovibile nel legare il rinnovo della concessione “in house” all’uscita del 14% detenuto dai privati che chiedono ben più dei 70 milioni di euro stabilita dalla Corte dei conti. Un tira e molla da far terminare riportando la gestione dell’A22 all’interno dell’Anas. 

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A22 concessione autobrennero

Nuova fumata grigia nella lunga ed estenuante trattativa per il rinnovo senza gara europea della concessione Autobrennero per i 313 chilometri di autostrada da Campogalliano al passo del Brennero.

L’ennesimo incontro avuto dagli azionisti pubblici guidati dalla regione Trentino Alto Adige con il ministro delle Infrastrutture, Paola De Micheli, si è concluso in un nulla di fatto sostanziale, con l’impegno da parte del ministero di sondare nuovamente al Commissione europea per vedere se è possibile accettare una concessionein house” con una minima presenza di soci privati (il 14%) a fronte di un’ampia maggioranza (86%) di soci pubblici.

Mentre la scadenza del 30 giugno prossimo si avvicina velocemente, il presidente della Regione, Arno Kompatscher, si ostina a professarsi ottimista: «non voglio fare annunci, ne sono stati fatti abbastanza. Stiamo però lavorando su ipotesi molto concrete che verranno approfondite nei prossimi giorni».

Al centro della discussione il “quantum” della liquidazione della quota detenuta dai soci privati, con quel 14% valutato dalla Corte dei conti in non più di 70 milioni di euro, quando i privati chiedono almeno il doppio se non il triplo, cosa che pone un problema non da poco, perché la stima della magistratura contabile è difficilmente aggirabile.

Cis Infrastrutture, Serenissima partecipazioni, Banco Popolare e Condotte pretendono una parte del fondo ferrovia da 550 milioni e anche una quota dei 300 milioni dei profitti maturati dal 2013 in poi, da quando la con cessione è scaduta.

Se Kompatscher e i soci pubblici non otterranno da Bruxelles il via libera al rinnovo della concessione Autobrennero con dentro una quota largamente minoritaria di soci privati, l’alternativa, oltre alla liquidazione dell’attuale concessionario, potrebbe essere un una leggina che aggiri il tetto massimo fissato dalla Corte dei conti, in modo da consentire di attivareuna trattativa con i privati.

Eppure una soluzione semplice ci sarebbe e sarebbe anche nel solco iniziale voluto dal legislatore. Basterebbe fare scattare la caducazione naturale della concessione al suo termine naturale (che nel caso di Autobrennero è stato prorogato per più volte) e fare rientrare la la gestione dell’infrastruttura (la proprietà è già dello Stato) nell’ambito del perimetro statale, in capo all’Anas o presso una società specifica interamente partecipata dal ministero delle Infrastrutture.

Sarebbe la soluzione naturale, anche perché il sistema delle concessioni autostradali è nato per consentirela realizzazione delle infrastrutture di importanza nazionale nei primi anni Sessanta del secolo scorso, quando l’Italia era un paese povero che tentava la via dello sviluppo senza possedere le risorse allo scopo. Ecco quindi lo strumento della concessione, con cui lo Stato (concessionario) dava l’autorizzazione ad un soggetto privato (il concessionario) a realizzare una determinata opera infrastrutturale dandogli in cambio un lasso di tempo di gestione durante cui il concessionario sarebbe rientrato degli investimenti effettuati con un congruo margine di guadagno.

Purtroppo, così non è accaduto e lo Stato, al termine delle varie concessioni, ha preferito rinnovarle invece di rientrare in possesso della gestione delle infrastrutture così realizzate come sarebbe stato logico e naturale, venendo a creare centri di interesse economico e politico che, come hanno dimostrato molti fatti anche recenti, hanno guardato più alla massimizzazione degli utili privati che agli investimenti nella manutenzione ordinaria e straordinaria.

In attesa che lo Stato si decida sul futuro di Autostrade per l’Italia e anche della rete gestita dal Gruppo Gavio, potrebbe utilmente iniziare dalla concessione Autobrennero, magari aggiungendo anche Autovie Venete (che è nella medesima situazione di A22 di concessione scaduta) per creare finalmente quel polo pubblico di infrastrutture autostradali che avrebbe dovuto essere creato già trent’anni addietro.

Se il governo BisConte vuole essere veramente il governo del cambiamento, inizi a dimostrarlo con i fatti, facendo finire la pantomima della concessionein house” di Autobrennero (e delle altre concessioni scadute o in procinto di esserlo) riportando in mano pubblica la gestione di un bene pubblico. Magari approfittando anche di abbassare i pedaggi a carico dell’utenza.

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