Provincia di Trento: approvata in tutta fretta la legge che impone la chiusura domenicale ai negozi

Provvedimento che riguarda in particolare i centri commerciali e la grande distribuzione. Tante le deroghe. Legge a fortissimo rischio di incostituzionalità. Piffer: «provvedimento approvato in tutta fretta senza un adeguato confronto con gli operatori commerciali».

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chiusura domenicale centro commerciale interno

Uscita un po’ ammaccata dalla pandemia da Coronavirus per una gestione sicuramente migliorabile, una delle priorità della maggioranza di centro destra che governa la provincia di Trento è stata la nuova normativa che regola il commercio, imponendo la chiusura domenicale e festiva sull’onda di quanto accaduto durante il periodo di blocco.

Un provvedimento bandiera, criticato sia dalle opposizioni di sinistra che non hanno partecipato alla votazione, sia dalle categorie del commercio e della distribuzione, peraltro a fortissimo rischio di incostituzionalità visto che anche analogo tentativo posto in essere dal Friuli Venezia Giulia è stato cassato dalla suprema Corte. Di fatto, un’inutile prova muscolare che cambia ben poco al lato pratico, complice il larghissimo ventaglio di eccezioni, tanto che i piccoli esercizi, soprattutto alimentari e di servizio, potranno continuare a tenere aperto. Gli unici settori che sono penalizzati – e che promettono battaglia – sono quelli della grande distribuzione organizzata e dei centri commerciali, per i quali alla domenica le serrande dovranno rimanere abbassate già dal prossimo 5 luglio. Con problemi di non poco conto, visto che ad una prima lettura delle norme e delle relative circolari applicative che consentono deroghe di ordine merceologico (come i venditori di mobili o di automobili) innescheranno una sorta di risiko su chi, all’interno dello stesso centro commerciale, è legittimato a tenere aperto e chi deve tenere chiuso.

Non solo: le 18 giornate di deroga alla chiusura domenicale e festiva gestibili a livello comunale complicano ancora di più la situazione sul piano organizzativo, specie da parte delle catene. Di più: il centro destra a trazione leghista pare essere caduto in un cortocircuito che rischia di penalizzare gli sforzi fin qui fatti per trasformare in realtà turistica le maggiori realtà di fondovalle, come Trento e Rovereto, ritenendo che il turismo siacosasolo delle località di montagna e lacustri, dimenticando che nelle due maggiori città della provincia esistono fior di centri attrattivi del turismo, soprattutto culturale. Senza dimenticare che la legge di riassetto delle aziende di promozione turistica vedono proprio le due città di Trento e di Rovereto, non considerate realtà turistiche dalla nuova legge sulle aperture domenicali, proprio come capo ambito delle rispettive Apt. 

Canta vittoria l’assessore provinciale all’artigianato, commercio, promozione e turismo, Roberto Failoni: «abbiamo raggiunto un ragionevole compromesso fra la necessità di consentire l’apertura degli esercizi commerciali anche alla domenica e nelle festività e quella di tutelare il diritto al riposo e alla vita familiare di chi lavora in questo settore. L’indicatore che ha consentito di individuare i “comuni ad alta intensità turistica”, in cui si potranno continuare a tenere aperte le attività commerciali la domenica e nei festivi, deriva da un calcolo che tiene conto delle presenze giornaliere di turisti in rapporto ai residenti di ciascun comune. Per gli altri, lo ricordo, esiste la possibilità di derogare dall’obbligo della chiusura domenicale e festiva per un massimo di 18 giornate annue, in occasione di grandi eventi e manifestazioni che richiamano un notevole flusso di persone».

Per il vicepresidente vicario di Confcommercio Trento, Massimo Piffer, «quella appena approvata dal Consiglio provinciale è una legge dove la fretta ha fatto mancare quasi del tutto il doveroso confronto con le categorie interessate, ad iniziare da quelle del commercio e della distribuzione. Si tratta di un provvedimento antistorico, che rischia solo di avvantaggiare il già diffusissimo commercio elettronico e le realtà di fuori regione, dove le chiusure domenicali non esistono affatto. Mi sembra un provvedimento di fatto inutile, visto che la legge precedente dava a tutti gli operatori piena libertà di decidere se tenere aperto o chiuso alla domenica».

Piffer parla anche delle ricadute della nuova legge sull’occupazione e sul fatturato delle aziende: «credo che nelle prossime settimane si inizieranno a vedere i primi risultati, con tanti contratti relativi al personale addetto alla copertura dei turni del fine settimana (sabato e domenica) che non verranno rinnovati. C’è il rischio che la Provincia si trovi a fronteggiare nuova disoccupazione determinata dagli effetti della nuova legge. Ed effetti negativi ci saranno pure sui fatturati delle aziende, cosa oltremodo pericolosa in una situazione come quella di quest’anno che nel comparto commerciale ha visto i fatturati falcidiati dalla chiusura obbligata per oltre due mesi di gran parte dei negozi. E il calo dei fatturati delle aziende commerciali avrà ripercussioni anche sul bilancio della Provincia che regge le sue entrate sul gettito tributario generato localmente».

Di fatto, gli unici soddisfatti del provvedimento della maggioranza di centro destra paiono essere i sindacati ed in particolare la Cgil che da sempre combatte per la chiusura domenicale degli esercizi per consentire il riposo settimanale dei dipendenti e le relazioni familiari. Fosse stata una norma proposta dalle sinistre, si sarebbe potuto comprendere la portata di una norma siffatta, ma pure le sinistre hanno votato contro o si sono astenute. Di fatto, Lega, Forza Italia e schegge politiche varie con la scusa di tutelare le tradizioni locali della domenica e dei festivi in famiglia hanno fatto un regalo alla Cgil e mazziato chi è solo colpevole di volere lavorare (e che ora si trova disoccupato) e di intraprendere. Davvero un risultato di andare (poco) fieri per il centro destra trentino e che potrebbe generare ulteriori problemi nel caso, molto probabile, che venga cassata dalla Corte costituzionale. 

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