Alta velocità Verona-Vicenza: via ai cantieri del primo lotto

Rfi ha affidato al consorzio Iricav Due (87% gruppo Webuild, 17% Hitachi Rail Sts) i lavori di realizzazione della linea. 

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alta velocità verona-vicenza

Firmato a Verona il contratto di avvio lavori per la realizzazione della nuova linea alta velocità Verona-Vicenza. Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS Italiane) ha siglato l’accordo che affida al general contractor Iricav Due (consorzio costituito per circa l’83% dal Gruppo Webuild e per il 17% da Hitachi Rail STS, con quote minori di Lamaro Appalti e Fintecna) il primo lotto funzionale del nuovo tracciato ferroviario, per un investimento di 2,7 miliardi di euro. 

Il progetto rappresenta la prima fase realizzativa dei tre lotti funzionali della linea ad alta velocità Verona-Vicenza e il proseguimento della Brescia-Verona, in corso di realizzazione. In particolare, il tratto compreso tra Verona e bivio Vicenza, che si estenderà per circa 44 km, è suddiviso in due lotti costruttivi. Il primo, del valore di 984 milioni di euro, è interamente finanziato e comprende la realizzazione di opere civili, sovrastruttura ferroviaria e impianti tecnologici propedeutici all’attivazione delle deviazioni della linea convenzionale Milano-Venezia; il secondo, del valore di oltre 1,7 miliardi ancora da finanziare, prevede il completamento delle opere civili, la realizzazione dell’armamento e degli impianti tecnologici (durata dei lavori è di 6 anni e 8 mesi). 

Il nuovo tracciato della linea ad alta velocità Verona-Vicenza, la cui attivazione è prevista entro il 2027, collegherà Verona e Vicenza, contribuendo ulteriormente al potenziamento del sistema ferroviario. La nuova infrastruttura favorirà la mobilità sostenibile promuovendo sempre più l’utilizzo del treno, a vantaggio anche dello spostamento modale da gomma a ferro nel settore merci, con benefici in termini di impatto ambientale e tasso di incidentalità associata alla mobilità stradale. 

La nuova linea alta velocità Verona-Vicenza consentirà inoltre di incrementare l’offerta di trasporto alta velocità lungo la direttrice Milano-Venezia, parte integrante del Corridoio europeo TEN-T Mediterraneo, garantendo una migliore separazione dei flussi di traffico, con un conseguente incremento della capacità e della regolarità del servizio, riduzione dei tempi di viaggio e aumento della frequenza dei treni. 

Successivamente, al municipio di Padova si è sottoscritta la modifica al protocollo di intesa per la “Concretizzazione degli interventi e per l’avvio dei conseguenti approfondimenti funzionali e progettuali atti alla valorizzazione del nodo ferroviario di Padova” tra ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, regione Veneto, comune di Padova e Rete Ferroviaria Italiana e Fs Sistemi Urbani. A sottoscrivere il documento, il ministro, Paola De Micheli, il presidente del Veneto, Luca Zaia, il sindaco di Padova, Sergio Giordani, l’amministratore delegato di Rfi, Maurizio Gentile, e l’amministratore delegato di Fs Sistemi Urbani, Umberto Lebruto, presenti anche l’amministratore delegato del Gruppo Fs, Gianfranco Battisti, e il prefetto vicario di Padova, Raffaele Ricciardi. 

De Micheli ha sottolineato come Padova sia il simbolo di un nuovo approccio all’alta velocità e alla gestione delle stazioni ferroviarie: «la stazione non è più solo luogo di transito e sta diventando luogo di vita. Serve un’accelerazione nell’implementazione di tutti i sistemi ferroviari. Senza investimenti rischiamo di non recuperare deficit strutturali, e dobbiamo migliorare la circolazione delle merci e delle persone. Nelle aree toccate dallo sviluppo dell’intermodalità si calcola un incremento del Pil pari al 3,5%».

Quanto al deficit infrastrutturale, a Verona De Micheli ha detto che «nel Nord si realizzano infrastrutture che consentono alle imprese di essere più competitive e alle persone di muoversi in un’intermodalità europea, al Sud per superare quella disuguaglianza infrastrutturale, sociale ed economica che ha privato quel territorio delle stesse opportunità che ci sono state al Nord. E parla una donna del Nord. Per questo – ha proseguito – ribadisco che bisogna fare in velocità. Abbiamo da risolvere la questione che l’infrastruttura ferroviaria costa di più in accesso rispetto a fare una strada, ma ha un effetto in termini di competitività, di velocità e anche, se permettete, di uguaglianza, molto più potente delle strutture stradali. Quindi è una scelta di campo, è una visione di Paese, è una visione di economia avere messo 200 miliardi per le tratte veloci nel prossimo quindicennio, e di avere messo a disposizione più della metà delle risorse sulle infrastrutture ferroviarie».

Quanto ai tempi, De Micheli è ottimista: «se riusciamo ad accelerare la fase di progettazione degli altri lotti, conterei di avere un disallineamento tra il Brennero e la tratta Milano-Venezia di non più di un anno e mezzo. Se finiamo il Brennero nel 2026 e se riuscissimo a completare la Milano-Venezia al massimo nel 2028, riusciremmo ad arrivare al completamento del disegno infrastrutturale che ho in mente. Non dimentichiamo che i tempi di realizzazione di un’opera ferroviaria sono molto più lunghi di un’opera stradale. Ma se nell’arco di 4-5 anni si riuscirà nel completamento di questa tratta potremo dire di avere raggiunto l’obiettivo».

Posizione condivisibile quella del ministro, ma nessuno parla del fatto che una volta realizzata la linea ad alta velocità Verona-Brennero e Brescia-Padova, rimane fuori un tassello strategico, quello della Verona-Bologna, solo da pochi anni portata a doppio binario dopo decenni di servizio a binario unico. Lasciarlo indietro costituirebbe un’inutile diseconomia di scala sul sistema logistico dell’alta velocità e delle reti europee Ten-T.

«Il modello Genova ha dimostrato concretamente che abbiamo a disposizione una grande opportunità, perché grazie a competenza, efficienza tecnica e collaborazione costruttiva tra istituzioni/clienti e imprese private, possiamo finalmente affrontare al meglio le sfide infrastrutturali del Paese rimaste per tanto, troppo tempo in stand-by, dando nuove opportunità anche ai giovani – ha detto a Verona Pietro Salini, amministratore delegato di Webuild -. Speriamo che questo nuovo progetto segua la lezione imparata con il Ponte di Genova e permetta la realizzazione di un progetto altrettanto veloce e di qualità. Questo rappresenta un altro passo avanti nell’ambito di Progetto Italia. A pochi giorni dalla consegna del Ponte di Genova, siamo molto soddisfatti di avviare un nuovo progetto strategico, questa volta per la mobilità del Veneto, un’ulteriore infrastruttura da avviare con una ampia catena di fornitura che correrà da Nord a Sud, e che segue nel giro di poche settimane l’avvio dei lavori per la strada statale Jonica in Calabria e i lavori del Nodo Ferroviario di Genova. L’Italia, da Sud a Nord, sta ripartendo, e lo sta facendo dalle infrastrutture, dal lavoro e dal territorio. Siamo pronti a partire – ha spiegato Salini – per un’opera che ha già impegnato due miliardi e mezzo di euro e arriverà a superare i 4 miliardi. Sul cantiere lavoreranno più di quattromila persone, oltre all’indotto».

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