Politici percettori del bonus da 600 euro: Tridico non svela i nomi dei beneficiari

A livello regionale, in Veneto Zaia non ricandida i 3 consiglieri coinvolti. Casi anche in Trentino Alto Adige con Lega, Patt, Pd, Team K e Svp. 

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L’appuntamento della giornata era alle ore 12.00 con l’audizione in digitale del presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, convocato in tutta fretta dalla Commissione Lavoro della Camera dei Deputati presieduta dalla Dem Debora Serracchiani, ma le attese per fare chiarezza una volta per tutte sui politici percettori del bonus da 600 euro sono rimaste disattese.

Nonostante l’Autorità sulla tutela della riservatezza personale avesse dato il via libera, secondo i vertici dell’Inps sono ancora da chiarire alcuni aspetti e se i parlamentari desiderano sapere tutti i nomi dei politici percettori del bonus da 600 euro, per Tridico «se la commissione Lavoro ha l’esigenza di una informazione puntuale, la presidente Serracchiani ci faccia una richiesta formale e noi dopo aver chiesto al Garante offriremo una risposta esauriente».

Nella ricostruzione offerta dal presidente dell’Inps Tridico, fortissimamente sponsorizzato su quella poltrona dall’ex ministro al Lavoro M5s Luigi Di Maio, il 9 agosto la notizia sui deputati che hanno ottenuto i 600 euro del bonus Inps è uscita «senza i nomi, perché i nomi non li sa nessuno, non li dà l’Istituto che garantisce la privacy», rimandando al mittente le accuse «infondate» di chiunque affermi che i nomi di quei parlamentari li abbia fatti proprio lui: «la notizia non è uscita né direttamente né indirettamente dal sottoscritto e chiunque afferma qualcosa del genere lo fa per fini che sfuggono, fantasiosi. Io sono amareggiato per questa storia. L’Inps in questo caso è una vittima non un carnefice, che sia chiaro» ha detto memore che in casi scivolosi come questi la migliore difesa è l’attacco.

Tridico ha comunicato di aver già ordinato un audit interno per capire «se le notizie sono state trafugate dall’Istituto verso Repubblica. Darò certamente contezza di questo Audit. Vorrei specificare che non è né la prima né l’ultima volta che avviene una fuga di notizie dall’Istituto. In alcuni casi vengono scoperti in altri no, io garantisco la massima trasparenza». 

Per Tridico «la stessa notizia dei 200 politici a livello nazionale e dei 5 deputati che avevano chiesto il bonus dei 600 euro l’ho condivisa a fine maggio con il consiglio d’amministrazione dell’istituto. Questo per permettere successivamente alle strutture di poter fare le verifiche del caso. Il direttore di Repubblica, il dottor Molinari, il 7 agosto mi ha chiedeva i nomi che io non gli ho dato». I nomi, sottolinea Tridico, «sono usciti perché si sono autodenunciati». 

Tridico ha fornito anche alcune cifre: «con il decretoCura Italia” il governo ha risposto mettendo a disposizione 10 miliardi per dare una risposta veloce a chi ne aveva bisogno. Erano momenti convulsi. l’Istituto ha risolto in maniera efficace, in 15 giorni, predisponendo una misura che non esisteva e lo ha elargito, come da impegno chiesto dal governo e dal presidente del Consiglio». Continuano nella ricostruzione, Tridico ha detto che «al 15 aprile sono stati elargiti 2,7 milioni di bonus e poi nei giorni successivi, fino a 4 milioni. La procedura costruita dall’amministrazione si basa sulla legge: automaticamente l’istituto paga il bonus ai richiedenti se ne ricorrono le condizioni e se li trova nei nostri archivi».

Gli approfondimenti dell’Inps su chi ha richiesto e ottenuto il bonus dei 600 euro per i lavoratori autonomi «sono ancora in corso» ha poi puntualizzato Tridico difendendo l’attività della Direzione centrale antifrode Inps: «è necessaria in un Paese come il nostro in cui ci sono 115 miliardi di evasione fiscale e contributiva. L’Inps ha erogato 13 milioni di prestazioni fino al 3 agosto, prestazioni di cassa integrazione per 6 milioni di individui e 4,1 milioni di bonus da 600 euro il primo mese, che sono stati rinnovati dopo qualche giorno dall’entrata in vigore del “decreto Rilancio”». 

Se l’audizione di Tridico in Commissione è stata salutata positivamente dai partiti di maggioranza, viceversa dalle opposizioni si spara a zero ad iniziare proprio sullo stesso presidente dell’Inps. Fulmineo il commento di Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei Deputati: «sintesi dell’audizione di Tridico in Commissione Lavoro @Montecitorio. In merito all’utilizzo distorto del bonus per le partite Iva e alle successive polemiche il capo dell’Inps non ha visto, non ha sentito, non ha parlato. Presidente a sua insaputa: dimissioni».

Dura anche la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni: «sono molte le risposte che il presidente Tridico non ha dato sulla vicenda del bonus di 600 euro. Tante domande su una vicenda vergognosa, e troppe quelle a cui non ha risposto. La ragione per cui noi crediamo che lui debba dimettersi per incapacità e, prima di lui, debba dimettersi il premier Giuseppe Conte e tutti i ministri che hanno consentito che si erogasse il bonus a gente che avevano magari conti milionari mentre gli italiani facevano la fame». 

Parere non dissimile espresso dai deputati della Lega della Commissione Lavoro. «È gravissimo che Tridico non sia in grado di garantire la sicurezza dei dati Inps. È molto preoccupante il fatto che l’Inps abbia permesso l’ennesima fuga di notizie di dati personali. Oggi Tridico ha ammesso di nuovo che esterni hanno avuto accesso ai dati di tutti noi. Un fatto gravissimo che non può passare sotto silenzio. Tridico è il responsabile dell’istituto e come tale è giusto che si assuma le proprie responsabilità: si dimetta».

A livello locale, dopo l’autodenuncia dei tre consiglieri regionali del Veneto, il governatore Luca Zaia ha deciso di accettare le dimissioni del vicepresidente Forcolin, mentre i due consiglieri della Lega Barbisan e Montagnoli non saranno ricandidati alle elezioni dei 20 e 21 settembre prossimi, aggiungendo «spero che il presidente dell’Inps Tridico si decida a dare le liste di tutti, non perché ci sia una caccia all’untore, ma perché penso che ci siano delle categorie di persone che hanno diritto a chiedere il bonus, come chi è in difficoltà o non ha soldi, ma che è pur vero che di consiglieri regionali ce ne sono un migliaio a livello nazionale e abbiano l’obbligo, sia per quelli di maggioranza che di opposizione, di chiarire la loro posizione».

Anche in provincia di Trento sono tre i politici percettori del bonus da 600 euro, equamente ripartiti tra le varie forze politiche: Ivano Job (Lega), Lorenzo Ossanna (Patt) e Alessandro Olivi (Pd). Job è titolare dell’hotelJob” a Presson di Dimaro-Folgarida e socio di un noleggio di materiale sciistico, la Skirent Val di Sole Snc. Quest’ultima ha ottenuto un contributo provinciale di 5.200 euro, mentre Job ha ottenuto due erogazioni da 600 euro dall’Inps. Sul consigliere leghista anche gli strali della Cgil: per il segretario Andrea Grosselli «sarebbe da verificare la dichiarazione dei redditi 2017 del consigliere, quando dichiarò appena 13.323 euro, una cifra inferiore a quella di un operatore a tempo parziale delle pulizie». In base alle disposizioni del segretario nazionale della Lega Matteo Salvini, Job è stato sospeso dal partito e non potrà presentarsi alle prossime elezioni. 

Ossanna, titolare di uno studio di architettura a Campodenno, è stato beneficiario di 4.200 euro, ma dal partito autonomista non si è ancora deciso nulla circa il suo futuro. Olivi (assessore e vicepresidente Dem dellla provincia di Trento nella passata legislatura) ha ottenuto, come titolare di uno studio legale a Rovereto, 3.600 euro di contributo dall’intervento provinciale che, d’accordo con la segretaria provinciale del partito, destinerà a chi ha più bisogno. 

Politici percettori del bonus da 600 euro anche in Alto Adige, dove la Svp è protagonista con il vicepresidente della Provincia, Arnold Schuler, e dei consiglieri provinciali Helmut Tauber e Gert Lanz. «Quanto accaduto è stato un errore, indipendentemente dalle rispettive situazioni e dai motivi individuali» ha scritto in una nota del partito dopo un incontro tra i tre interessati, il segretario politico, Philipp Achammer, ed il presidente della Provincia, Arno Kompatscher. I tre consiglieri «hanno spiegato le circostanze o le motivazioni che hanno portato alla richiesta. Allo stesso tempo, si sono rammaricati che ciò abbia causato indignazione e delusione. I consiglieri metteranno immediatamente in ordine la situazione individuale e rimborseranno o non accetteranno l’importo richiesto» senza altre conseguenze personali e politiche.

Chi invece ha chiesto scusa per un mero errore materiale è il leader di Team K, l’ex grillino Paul Köllensperger, che alle scorse elezioni è stato premiato dagli elettori con un notevole risultato e sei consiglieri eletti. Köllensperger si è giustificato affermando che la domanda per il bonus da 600 euro è partita assieme alla domanda per l’ecobonus per la riqualificazione energetica della propria abitazione. «Ho fatto un grave errore – afferma -. Semplicemente, non ho riflettuto, sono stato superficiale a non considerare e valutare tutti gli aspetti di questa vicenda. Questo non doveva succedere, e per questo chiedo scusa. Ho già restituito alla fonte il bonus, ma questo non cancella quanto accaduto, ne sono consapevole».

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