Green pass: confusione al massimo

Il ministro all’Intero Lamorgese prima dice che gli esercenti non sono tenuti a fare controlli, salvo smentirsi nel giro di poche ore: baristi, ristoratori, organizzatori di eventi devono improvvisarsi poliziotti. Ma per la Festa dell’Unità il “Green Pass” non vale. 

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Attorno al “Green pass” la confusione regna sovrana, evidenziando la necessità di effettuare al più presto un cambio del vertice politicodel ministero dell’Interno, dove l’attuale titolare, il “tecnico” Luciana Lamorgese, si è dimostrato ampiamente inadeguato al suo compito.

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Nel giro di poche ore, Lamorgese è riuscita a smentire se stessa, prima affermando che i gestori di bar e ristoranti non devono farealcun genere di controllo sull’identità delle persone che entrano nei loro esercizi sfoggiando il “Green pass”, salvo poi effettuare un testa-coda emanando una circolare dove si dice che in caso di marcata incongruenza del “Green passpresentato i gestori possonochiedere all’interessato l’esibizione di un documento di riconoscimento. Di fatto, baristi, ristoratori, gestori di eventi pubblici sono nominati sul campo operatori di pubblica sicurezza senza alcuna indennità di funzione.

Dai primi giorni di attuazione, dal “Green passemergono più ombre che luci, con casi di truffa che non si contano specie tra i più giovani – incoscienti dei rischi che corrono sia diffondendo dati sanitari personali molto delicati, che in ordine al compimento di reati penali non trascurabili – mancato funzionamento delle varie app di controllo, tanto che s’inizia a prevedere che il “Green passfarà la stessa fine ingloriosa dell’app Immuni.

Non solo: l’applicazione del “Green passsta causando pesanti riflessi sull’economia, con un calo medio del 25% del fatturato dei pubblici esercizi e addirittura del 30% dei parchi di divertimento. A breve non tarderanno le conseguenze anche sul settore del turismo.

Secondo “Lo Schiacciasassi” il “Green passè figlio legittimo dell’incapacità del governo di avere giocato a carte scoperte, istituendol’obbligo di vaccinazione o il confinamento domestico coatto di chi non sia vaccinato. Anche se difficile per il consenso popolare, sarebbe stata la strada più lineare e chiara, degna di un governo e di ministri autorevoli e non timorosi della propria ombra.

Intanto, c’è la novità che eventi tradizionali come feste campestri e simili prive di ingressi e uscite definite, guarda caso come tante Feste dell’Unità, saranno tenute indenni dall’obbligo di “Green pass”. Di più: alcuni esponenti Dem avanzano l’ennesima discriminazione ai danni degli eterosessuali – presumibilmente ancora la parte di gran lunga maggioritaria della popolazione italiana – stabilendo che per i trans non sia obbligatorio il “Green pass” per evitare al soggetto di dovere ricordare – poverino – la propria identità anagrafica e biologica. Davvero roba da matt!

Ecco come la graffiante matita di Domenico La Cava interpreta la situazione.green pass

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