Reddito di cittadinanza: altri 5.000 irregolari in 5 regioni per danno da 20 milioni

L’operazione dei carabinieri fa emergere solo la punta dello scandalo grillino. In attesa dell’abolizione, serve l’impiego generalizzato di tutte le forze dell’ordine per scovare le truffe. 

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reddito di cittadinanza
Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Matteo Salvini felici alla presentazione del "sacco" dei conti pubblici italiani: reddito di cittadinanza e quota 100.

Nuovo capitolo nello scandalo grillino del reddito di cittadinanza: l’operazione dei carabinieri ha portato alla luce altre 5.000 truffe in ben 5 regioni con un danno di oltre 20 milioni.

Tra i truffatori scoperti dai carabinieri, c’era chi aveva la Ferrari, chi la barca, chi molteplici appartamenti, chi un autonoleggio con 27 auto, chi una scuola di ballo. E persino chi si è inventato di avere dei figli.

I carabinieri, tra il primo maggio e il 17 ottobre scorsi, hanno scoperto 5.000 irregolarità tra Campania, Puglia, Abruzzo, Molise e Basilicata. Ben 1.338 soggetti erano già noti alle forze di polizia; 90 hanno condanne o precedenti per gravi reati di tipo associativo mafioso.

Tra i casi più eclatanti di indebita percezione del reddito di cittadinanza grillino scoperti dai carabinieri del Comando interregionaleOgaden” durante i controlli eseguiti, figura anche quello emerso in provincia di Avellinodove un 70enne convivente con una funzionaria comunale (che non è indagata) possedeva una lussuosa Ferrari, numerosi immobili e terreni di proprietà.

A Collepasso, in provincia di Lecce, una delle persone individuate ha dichiarato la presenza nel proprio nucleo familiare di sei minori stranieri mai censiti in quel comune con i quali non aveva alcun vincolo di parentela. Sempre a Collepasso, una coppia ha inserito nel proprio nucleo familiare la presenza di altri familiari, in realtà residenti in Germania.

Le irregolarità emerse sono 4.839, il 12,6% dei 38.450 nuclei familiari controllati per un campione di 87.198 persone. Secondo l’Inps, allo scorso 30 aprile risultavano percettori del sussidio in Campania, Puglia, Abruzzo, Molise e Basilicata esattamente 387.076 nuclei familiari. Le denunce riguardano 3.484 persone (9,1% rispetto al numero dei nuclei familiari controllati). Di questi ultimi, il 38,4% sono soggetti già noti alle forze di polizia, tra cui il 2,6% (90) gravati da condanne o precedenti per reati associativi. Il 59,4% dei deferiti sono cittadini italiani (2.071), mentre il restante 40,6% di nazionalità straniera (1.431).

La vergogna grillina non ha limiti: invece di ammettere il fallimento del suo provvedimento clientelare affrettandosi ad abrogarlo e a spostare i 10 miliardi all’anno che costa su un provvedimento di maggiore valore sociale e di interesse generale come il taglio delle tasse su lavoratori ed imprese, il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha la faccia tosta di «ringraziare le forze dell’ordine che hanno beccato i furbetti».

Di ben altro tenore la reazione delle altre forze politiche. Per il sottosegretario leghista all’Istruzione Rossano Sasso, questo è «uno schifo. Questo l’unico termine che mi viene in mente leggendo l’ennesima brutta storia sul tema del reddito di cittadinanza. Circa 5.000 persone lo avrebbero percepito indebitamente, tra cui camorristi e delinquenti abituali, ma anche gente che aveva la barca e la Ferrari. Venti milioni di euro, gli ennesimi, rubati allo Stato e ai cittadini. Uno strumento da rivedere profondamente, che non crea lavoro, amplifica quello in nero e sempre più spesso finisce nelle tasche sbagliate. Ma che, incredibilmente, continua ad essere difeso dal Movimento 5 Stelle. Chi difende il reddito di cittadinanza così com’è e continua a minimizzare storie come questa per me ne è complice morale».

Pesanti critiche anche dal ministro agli Affari regionali, la forzista Mariastella Gelmini: «basta con i furbetti del reddito di cittadinanza! Ora finalmente stiamo cambiando le cose. Con la legge di bilancio, predisposta dal nostro governo, si rafforzano i controlli preventivi, con l’incrocio delle banche dati anche anagrafiche e sui patrimoni all’estero, si rendono più stringenti le sanzioni, si introducono nuove fattispecie di reato che comportano la decadenza dal beneficio e si stabilisce il sacrosanto principio che alla seconda offerta di lavoro rifiutata, si perde il diritto alla percezione del reddito. Uno strumento che ha rivelato tutte le sue falle: monitoreremo l’effetto dei cambiamenti introdotti, pronti a nuove strette se continueranno gli abusi».

Ma sarebbe necessario subito un passetto in più: l’abrogazione definitiva del provvedimento, similmente all’altro provvedimento bandiera, clientelare e fallimentare del governo giallo verde Lega-M5s, quota 100 che a fine anno cessa di esistere.

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