Grano duro di alta qualità dell’Emilia Romagna: rinnovato l’accordo triennale tra Barilla e i cerealicoltori

Impegno per oltre 360.000 tonnellate, un quinto del totale acquistato in Italia dall'azienda pastaria. Qualità e sostenibilità ambientale ed economica gli obiettivi del nuovo contratto di filiera che vale un terzo della produzione regionale.

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grano duro di alta qualità

Più qualità, attenzione all’ambiente e redditività per la filiera del grano duro di alta qualità prodotto in Emilia Romagna: si rinnova l’accordo triennale di filiera per il grano duro di alta qualità tra Barilla, leader mondiale dell’industria pastaria, la Società produttori sementi Bologna e le principali organizzazioni di produttori cerealicoli della regione (Op Grandi colture italiane, Op Cerali, Consorzio agrario Terre Padane, Consorzio agrario di Parma, Consorzio agrario dell’Emilia e Consorzio agrario Adriatico).

L’intesa è valida a partire dalla campagna di produzione cerealicola 2019-2020 e riguarda la fornitura di grano duro di alta qualità dell’Emilia Romagna alla Barilla per oltre 120.000 tonnellate all’anno che saranno prodotte in una superficie agricola di oltre 20.000 ettari, pari a circa un terzo della produzione regionale.

Promosso dalla Regione Emilia Romagna, l’accordo per la fornitura di grano duro di alta qualità al gruppo di Parma supera così i quindici anni di vita e ha fatto da apripista a livello nazionale, facendo della regione un polo d’eccellenza di questo comparto. La produzione di pasta di grano duro rappresenta uno dei punti di forza del prodotto italiano, ma deve fare i conti sia con il mercato globale, dominato da una forte volatilità dei prezzi, sia con le conseguenze dei cambiamenti climatici sulla quantità e qualità del cereale.

L’intesa rende possibili in concreto molteplici vantaggi: Barilla potrà contare su una varietà di grano appositamente selezionata e su un bacino di produzione vicino agli stabilimenti e tutto italiano. Ai consumatori verrà garantito un prodotto finale di elevata qualità e coltivato con tecniche rispettose dell’ambiente. Gli agricoltori, infine, hanno la conferma di uno sbocco di mercato sicuro, con un prezzo di vendita concordato e premi per la qualità del prodotto fornito. Potranno, inoltre, accedere ai contributi (per ettari coltivati) previsti dal ministero delle Politiche agricole a favore dei produttori che aderiscono a contratti di filiera di durata triennale.

«Questo ulteriore accordo dimostra che c’è un modo virtuoso di sostenere l’agricoltura nazionale della filiera grano-pasta – afferma Luigi Ganazzoli, responsabile acquisti del Gruppo Barilla -. Attraverso questi contratti di coltivazione triennali stiamo riuscendo finalmente ad aumentare la produzione di grano duro italiano di qualità e a remunerare adeguatamente gli agricoltori che potranno anche programmare al meglio lo sviluppo di mezzi e di risorse. Allo stesso tempo stiamo riscontrando una riduzione dell’impatto ambientale grazie alla crescita del progetto grano duro sostenibile».

L’impegno riguarda la fornitura di un quantitativo di oltre 360.000 tonnellate nel triennio. Il contratto di filiera triennale è una sorta di “accordo ombrello” che fissa gli impegni generali a cui saranno poi collegati i singoli contratti firmati tra il Gruppo Barilla e ogni organizzazione di produttori o consorzio agrario. A loro volta, questi ultimi stipuleranno con i propri soci agricoltori i contratti di coltivazione, con le specifiche tecniche e le opzioni di valorizzazione del grano duro.

La Società produttori sementi Bologna fornirà la maggior parte del seme utilizzato per le coltivazioni. È la selezionatrice delle principali varietà di grano identificate dal disciplinare e sviluppate con un’attività di ricerca e sperimentazione, in parte sostenuta anche dalla Regione.

Nel contratto vengono confermati i diversi premi per la produzione. Il prezzo (determinato per una quota dal listino della Borsa merci di Bologna e prefissato per la restante) include anche specifiche premialità legate a diversi fattori: la qualità raggiunta nel contenuto proteico del prodotto; l’adesione al disciplinare di produzione sostenibile di Barilla, in linea con quello di produzione integrata della Regione Emilia Romagna; la semina di determinate varietà; la durata e le modalità di stoccaggio. Infine, viene estesa da un minimo di 50% e fino al massimo del 100% la percentuale di prodotto ottenuta utilizzando lo strumento applicativo “granoduro.net” che supporta le scelte delle tecniche colturali più adatte e sostenibili in base al terreno e alla varietà coltivata, garantendone sostenibilità e tracciabilità.

L’Italia è il principale produttore mondiale di grano duro, insieme al Canada. A fronte di un consumo nazionale di circa 5,5 milioni di tonnellate da parte dell’industria molitoria, la produzione media italiana di grano duro si aggira sui 4 milioni di tonnellate. L’Emilia Romagna è una delle regioni più vocate nella produzione di qualità di questo cereale; nell’annata 2019-2020 gli ettari coltivati sono stati 60.000, in riduzione del 16% rispetto all’annata precedente.

L’andamento climatico in diversi casi ha penalizzato la qualità delle produzioni e talvolta le rese (-4,7% rispetto all’annata precedente). Le quotazioni del grano duro sono state inizialmente piuttosto depresse (-4,5% a inizio campagna) per poi recuperare nell’ultimo periodo, assestandosi a fine novembre intorno a un +16% rispetto allo stesso mese dello scorso anno.

Gli accordi con il gruppo Barilla hanno contribuito a mantenere le superfici coltivate, oltre ad innalzare le capacità professionali per garantire la qualità del prodotto, sia in campo sia nella fase di gestione e stoccaggio. Il primo accordo quadro risale al 2006. Da allora a oggi, le superfici a grano duro coltivate in Emilia Romagna sono quadruplicate.

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