Ancora polemiche sui cartelli toponomastici non bilingui in Alto Adige. Incontro Durnwalder – Fitto per risolvere la questione

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Attorno al mancato bilinguismo dei cartelli toponomastici dei sentieri alpini installati negli ultimi mesi dall’Alpenverein, il CAI altoatesino, la polemica non cessa.

Il presidente del CAI altoatesino, Giuseppe Broggi, ha chiesto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di farsi garante dell’unità nazionale e della Costituzione.
Appello fatto proprio anche dalla deputata Micaela Biancofiore (PdL) che sottolinea come “quest’appello non possa vanificare l’azione del Governo che per il tramite del ministro Raffaele Fitto sta portando i suoi frutti, tramite la traduzione di tutti i toponimi che l’Alpenverein aveva monolinguizzato, ridando il giusto spazio alla lingua ufficiale della Repubblica, l’italiano”. E proprio con Fitto, il presidente della provincia di Bolzano, Luis Durnwalder (Svp) è sceso a Roma per definire gli ultimi aspetti della vicenda, specie per quanto riguarda la cosiddetta toponomastica minore che le parti auspicano di chiudere entro il mese di ottobre.

Attualmente, ci sono ancora 200 nomi circa su cui non si è ancora raggiunto l’accordo in merito all’apposizione di cartelli solo monolingui, in tedesco o in italiano. “Si tratta in gran parte singole frazioni che saranno ora oggetto di una più attenta valutazione sulla base delle direttive generali dell’intesa”, ha detto Durnwalder dopo l’incontro, al quale ha partecipato anche l’on. Siegfried Brugger. Il lavoro consisterà principalmente nel verificare se si tratta di singoli masi, di gruppi di masi sparsi oppure di un insediamento abitativo definito, che si configurerebbe come località e quindi richiederebbe la segnaletica bilingue.

Rimane comunque il fatto che su tutta la vicenda è evidente che si tratti solo di una questione di campanile, eminentemente politica, quando una terra turistica come l’Alto Adige o Sudtirolo dovrebbe invece sforzarsi di farsi comprendere da tutti i turisti che la frequentano con soddisfazione, dove la componente italiana è di gran lunga la principale assieme a quella germanica.