Incontro Governo-Regioni a Roma per discutere di risorse economiche

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palazzo chigi sede governo italia
Per il NordEst presenti Zaia, Serracchiani e Bonaccini

palazzo chigi sede governo italia«Ci sono norme e vincoli europei che non dobbiamo dare per intoccabili perché c’è un margine di negoziato»: così il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, in occasione dell’incontro con i presidenti delle Regioni che si è tenuto a Palazzo Chigi. «Certamente da qui all’autunno – ha aggiunto – la discussione con Bruxelles sarà aperta e potrà produrre risultati, sapendo che da un lato dobbiamo mantenere gli equilibri, dall’altro dobbiamo ottenere una cornice europea più realistica».

Alla riunione, in rappresentanza delle regioni del NordEst, hanno partecipato il presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, Luca Zaia (Veneto) e Debora Serracchiani (Friuli-Venezia Giulia). «Nei prossimi mesi – ha proseguito Gentiloni – abbiamo bisogno di una interlocuzione tra Governo e Regioni per affrontare nel modo migliore possibile le scadenze che avremo». 

Quello appena effettuato è per Gentiloni «il primo incontro, per ragionare insieme su priorità e metodo e entro quindici giorni ci sarà la presentazione del Def in Parlamento, poi a settembre la nota di aggiornamento in vista della Legge di Bilancio. Tra le priorità economiche c’è l’interesse comune a salvaguardare e a rafforzare l’impegno su lavoro, infrastrutture e investimenti».

Giudizio a doppia faccia da parte dei governatori del NordEst: per il veneto Luca Zaia «c’è una grossa difficoltà per territori come il mio che producono un Pil di 180 miliardi all’anno perché non c’è una politica di promozione dell’economia a livello nazionale». Riferendosi al cantiere della pedemontana veneta, «il più grande oggi in Italia», Zaia ha detto che «siamo letteralmente abbandonati. Dobbiamo cercare di portare fuori questo cantiere che vale due punti percentuali del Pil». Quanto all’atteggiamento nei confronti dell’Europa, per Zaia, bisogna «lasciare a casa il cappello. Sono stato ministro, ho visto come si lavora in quei tavoli, meno spazio ai burocrati, mano spazio agli azzeccagarbugli e – ha spiegato Zaia – cercare di battere i pugni quando serve. Abbiamo capito che ci sono 27 europe e ognuno a casa sua fa come vuole. I dati ci dicono – ha aggiunto – che La Bce non è la Federal Reserve, che gli interventi che hanno fatto in altri paesi noi non gli abbiamo fatti e i risultati si vedono. Dopo tutti questi anni dalla crisi risultati non ne abbiamo per cui vuole dire che si è sbagliato tutto. Promuoviamo l’economia e allentiamo i cordoni della borsa».

Diverso il giudizio da parte dei governatori appartenenti alla maggioranza di governo. Per la fiulana (e vicesegretaria nazionale del PD) Debora Serracchiani «è stato un incontro costruttivo e utile. Verrà attivato un tavolo tecnico-politico. Abbiamo risolto alcune questioni in piedi come quelle relative al fondo per le politiche sociali. Stiamo lavorando su altri temi – ha aggiunto – come quello del trasporto pubblico locale». Serracchiani ha quindi sottolineato la necessità di mettere fuori dal patto di stabilità la spese per gli investimenti come «è stato fatto in passato per l’edilizia scolastica».

Per il governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini «siamo sulla buona strada» col Governo per il ripristino dei fondi per la spesa sociale. «Stiamo lavorando per chiudere definitivamente il tema del ripristino dei 50 milioni in più sul fondo per la non autosufficienza, dei quali si faranno carico le regioni, e il Governo dovrà farsi carico di circa 200 milioni in più che porteranno a 300 milioni circa il fondo per le politiche sociali». Bonaccini allarga la riflessione ad altri temi: «avevo posto due questioni: un incontro a breve per chiudere il tema del riparto dei Fondi coesione e sviluppo, e trovarci al più presto, anche perché dovremo discutere del Def, per immaginare la prossima manovra». Bonaccini ricorda a tale proposito «il contributo che abbiamo dato in questi anni per risanare i conti pubblici e riportare il segno più nella crescita del Pil, anche se si può fare di più. Non vogliamo toglierci dalle nostre responsabilità, facciamo già la nostra parte».