Nella località di Vaccamozzi di Erbezzo, paesino di dell’alta Lessinia veronese di 10 abitanti, il ministero dell’Intero destina 80 immigrati

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Bassi: «non si potevano trovare altre soluzioni?»

immigrati seduti attesaContrada Vaccamozzi, frazione del comune di Erbezzo posto a 1.100 metri di altidudine nella Lessinia veronese, raggiungibile attraverso una tortuosa strada di montagna, abitata stabilmente da una decina di abitanti, il ministero dell’Interno ha destinato un contingente di ben 80 immigrati africani, che andranno a sconvolgere la vita della località.

«I primi 19 profughi sono arrivati lunedì 6 novembre in località Vaccamozzi di Erbezzo, in provincia di Verona, ma il bando della Prefettura parla chiaro: ne prevede 80 in una comunità di una decina di persone. Non si potevano trovare altre soluzioni?» si domanda il consigliere regionale veneto Andrea Bassi del gruppo Centro Destra Veneto – Autonomia e Libertà.

«Ad agosto – ricorda Bassi – era uscito il bando pubblicato dalla Prefettura di Verona. Nonostante il disappunto espresso sia dal sindaco, Luca Campedelli, dalla popolazione e dal nostro Gruppo consiliare, la Prefettura ha proseguito imperterrita; non capisco quale sia la strategia di portare un numero così importante all’interno di una comunità montana, dove abitudini e usi sono lontanissimi dal modo di vivere di queste persone.
Inoltre – prosegue Bassi – il paese si trova a parecchi chilometri di distanza dal centro di Erbezzo: cosa faranno i profughi per trascorrere il proprio tempo? In inverno, alle 16.30 del pomeriggio c’è già buio e i mezzi per raggiungere la città sono rari. Senza dimenticare che in questa piccola contrada vivono quattro persone con più di novant’anni, preoccupatissime per la situazione che si potrebbe andare a creare».

L’edificio individuato dalla Prefettura è una ex base Nato che il comune voleva trasformare le palazzine esistenti in casa vacanze e di destinare la parte dei bunker alla conservazione e valorizzazione dei prodotti tipici. Per la particolarità e la bellezza della zona già alcuni imprenditori volevano investire, ma si sono visti negare anche questa possibilità. «Invece di tutelare la zona, il Prefetto ha ben pensato di portare preoccupazione e possibili disagi alle persone che, nonostante le difficoltà e le scomodità, hanno deciso di rimanerci – commenta Bassi -. Rimango ancora una volta basito per come le autorità preposte stiano gestendo la situazione, considerando che sui giornali nazionali viene propagandata la diminuzione degli sbarchi. È la solita presa in giro – conclude Bassi – si favoriscono le cooperative, a fronte di lauti e sicuri compensi, a scapito dei milioni di italiani in difficoltà per la mancanza di lavoro e della crisi che ha colpito il nostro Paese, e di pensionati che con le poche centinaia di euro non riescono ad arrivare a fine mese. Tra l’altro le Prefetture venete, nonostante i numerosi solleciti e pure la mozione approvata dal Consiglio regionale, si ostinano a non rispondere alla nostra civilissima richiesta dei dati sugli arrivi di migranti, ospiti dei centri di accoglienza e sui rimpatri effettuati per i profughi che non avevano i requisiti per rimanere: una scorrettezza istituzionale infinita. Ma il nostro lavoro e il nostro impegno per placare questo business continua e non ci fermeremo certo qui».

Intanto, il sindaco Campedelli, mentre visita uno ad uno gli abitanti della frazione per rassicurarli, pensa a cosa far fare agli inattesi “ospiti”: «faranno lavori di pubblica utilità. q’inverno qui nevica, magari gli faremo spalare la neve».