Autonomie speciali: i presidenti delle assemblee riuniti in Trentino.

Zanin: «portiamo la nostra voce in modo unitario allo Stato sui temi fondamentali». 

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I presidenti in visita all'emiciclo del Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige

Il presidente del Consiglio provinciale di Trento, Walter Kaswalder, ha ospitato a palazzo Trentini i colleghi presidenti delle assemblee legislative delle autonomie speciali. Solitamente, la loro Conferenza si riunisce a Roma, ma per una volta si è scelto di convocarla a Trento, presso palazzo della Regione.

Kaswalder ha colto l’occasione per mostrare ai presidenti la particolarità unica di sala Depero, la prima sede dell’Assemblea legislativa trentina, poi l’aula a emiciclo dove si riunisce l’assemblea legislativa provinciale e regionale e, infine, la bellezza del palazzo settecentesco di via Manci, sede della presidenza e degli uffici del Consiglio provinciale.

A Trento sono stati fisicamente presenti Gianfranco Miccichè (presidente Consiglio regionale Sicilia), Michele Pais(Sardegna), Alberto Bertin (Valle d’Aosta), Josef Noggler (Consiglio regionale del Trentino Alto Adige) e Rita Mattei(Consiglio provinciale di Bolzano), mentre il coordinatore della Conferenza dei presidenti delle autonomie speciali, Piero Mauro Zanin (Friuli Venezia Giulia), è stato trattenuto all’ultimo momento dalla quarantena fiduciaria e si è collegato ai lavori in videoconferenza.

La riunione dei presidenti è servita per analizzare i tre documenti in preparazione su altrettanti temi di peso. Si è partiti dalla necessità di riformare il sistema elettorale del Parlamento europeo, per garantire rappresentanza ai territori, oggi penalizzati da circoscrizioni troppo ampie. Kaswalder ha confermato che il problema riguarda anche il Trentino, da tempo senza europarlamentare, complice anche la scelta di gran parte della politica trentina di “donare” voti al candidato della Svp, puntualmente eletto come espressione delle minoranze etniche. Un problema di rappresentanza, ha osservato Bertin, che riguarda anche molte Regioni ordinarie. Ma Micciché ha chiesto e ottenuto di non coinvolgere preventivamente nell’elaborazione del documento le altre regioni, per non rallentare un processo di modifica legislativa «che deve essere molto rapido per riuscire a ottenere risultati entro questa legislatura», come ha raccomandato anche Pais.

I presidenti hanno convenuto sulla necessità di un maggiore coinvolgimento delle assemblee legislative delle autonomie speciali nelle decisioni legate all’attuazione del Pnrr e quindi alla destinazione dei suoi stanziamenti.

Infine, l’impostazione di un minimo comun denominatore tra autonomie speciali in ordine all’aggiornamento dei rispettivi Statuti, compresa la questione di prevedere un termine entro il quale il Governo nazionale debba adottare le proposte di norme d’attuazione elaborate dalle Commissioni paritetiche.

Nonostante la partecipazione da remoto, Zanin ha sottolineato che «da questa riunione non usciamo con una proposta definitiva di modifica, ma solo con una serie di indirizzi che poi possono aprire la strada anche alle altre Regioni». Gli ordini del giorno dovranno essere approvati formalmente in una prossima riunione del Coordinamento – che dovrebbe tenersi a Trieste, come ha anticipato il Zanin – alla presenza degli esponenti di giunta delle regioni e province autonome.

Via libera anche alla bozza di ordine del giorno che prevede di definire le norme di attuazione degli statuti di autonomia in modo da limitare i contenziosi con lo Stato centrale. «Il Governo – ha detto Zanin – non può intervenire in modo unilaterale negli argomenti in cui la competenza primaria spetta agli enti locali. Questi contenziosi rallentano l’innovazione della Specialità. E il nostro ordine del giorno auspica la definizione di criteri più precisi, non più lasciati alla discrezionalità dei ministeri».

Zanin si è soffermato anche sul terzo ordine del giorno, che rivendica un ruolo maggiore per le assemblee legislative in termini di indirizzo e monitoraggio dei progetti legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza: «in questo momento sembra prevalere una linea diretta tra Governo ed enti locali che lascia alle Regioni una funzione ancillare, residuale: troppi meccanismi viaggiano sulla nostra testa, e assieme alle Giunte dovremmo stabilire un’alleanza per far sentire la nostra voce a Roma. Potremmo svolgere – ha ricordato ancora Zanin – anche un ruolo di supporto per i tanti piccoli Comuni dei nostri territori che si trovano in difficoltà nel rapporto diretto con il Governo, ad esempio nella partecipazione ai bandi nazionali».

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